18/19 ottobre 202 a.C. – La Battaglia di Zama

La battaglia di Zama fu l’ultimo scontro della seconda guerra punica, che inflisse a Cartagine il colpo definitivo riducendone la potenza militare e politica, consegnando a Roma il predominio sul Mediterraneo. Ebbe luogo tra il 18 e il 19 ottobre 202 a.C. fra truppe romane e cartaginesi nella località di Zama, città appartenente all’impero punico. Lo scontro vide fronteggiarsi due dei più grandi strateghi della Storia: Annibale Barca per i Cartaginesi e Publio Cornelio Scipione, in seguito rinominato “L’Africano”, per i romani.

Annibale lanciò la carica degli elefanti, ma ormai i romani avevano imparato come trattare quelle enormi bestie; con trombe acute e alte grida spaventarono i bestioni che, imbizzarriti, fuggirono da quel fracasso e si volsero contro la cavalleria numidica dell’ala sinistra cartaginese. Questo causò il caos e le file della cavalleria cartaginese furono scompaginate, così Scipione ne approfittò mandando Massinissa, che era posto di fronte a questa, con i suoi cavalieri, per sbaragliare totalmente gli avversari diretti.
Tuttavia qualche elefante, che non si era spaventato, si avventò contro la fanteria romana. Allora i veliti iniziarono immediatamente a bersagliare dalla distanza i pachidermi, che per sfuggire alla pioggia di dardi, cercarono di utilizzare tutte le vie di fuga possibili. I manipoli degli hastati romani, utilizzando lo spazio libero, semplicemente si fecero da parte, creando dei veri e propri “corridoi” nello schieramento romano, e lasciarono passare i bestioni. Colpiti dai veliti, che si erano riparati dietro le file degli hastati, e dai principes, questi elefanti fuggirono addosso all’altra ala della cavalleria cartaginese.

Le condizioni di pace imposte da Roma consistevano nella cessione della Spagna, il riconoscimento ufficiale del regno di Numidia con a capo Massinissa (governo fantoccio nelle mani di Roma) e la consegna della flotta con divieto totale di iniziative belliche senza permesso.

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