La scuola a Roma, preludio all’idea d’istruzione pubblica

Il primissimo insegnamento ricevuto dai giovani romani proveniva dal padre capo famiglia (praecepta paterna). Successivamente i figli dei genitori più ricchi venivano affidati alle cure di un precettore che spesso era greco. Gli insegnamenti ellenistici non godevano di ampio consenso da parte di molti personaggi illustri, come Catone, durante gli austeri anni della repubblica.

La scuola a RomaLe famiglie che non potevano permettersi il lusso di un insegnante privato, ricorrevano ad un maestro che impartiva lezioni di gruppo ai propri figli. Solitamente i maestri ed i precettori appartenevano ad un ceto inferiore (schiavi o liberti) a quella dei loro allievi e la loro professione era notoriamente poco valorizzata. Spesso irrisi, non erano adeguatamente stimati e venivano retribuiti con un misero salario di circa otto assi al mese (Giovenale paragona lo stipendio annuale di un maestro al premio guadagnato in un solo giorno dal vincitore dei giochi circensi). Sia maestri che precettori potevano utilizzare la frusta, strumento spesso necessario per farsi rispettare. Infatti, molti di essi venivano a lungo ricordati dai loro allievi, come Orazio che ricordava ancora il suo precettore Orbilio. Il primo grado di insegnamento era il ludus letterarius, equivalente alle nostre scuole elementari, frequentato dai ragazzi tra i sette e i dodici anni d’età. Le lezioni si articolavano sin dal mattino con chiusura a mezzogiorno, all’aperto, tra i portici, oppure sui soppalchi o sotto le aree delle botteghe, con conseguente disturbo ambientale. Anche per eseguire semplici calcoli gli alunni impiegavano molto tempo a fare i conti con le dita: per il calcolo  delle decine, le centinaia e le migliaia si imparava a spostare i sassolini (calculi) degli abachi.

I maestri portavano gli allievi a saper leggere, scrivere e contare utilizzando il trittico, tavolette di cera unite tra loro che costituivano il libro. Gli alunni indisciplinati venivano puniti con la verga o la frusta di cuoio. Al termine degli studi elementari, iniziava il percorso alla scuola media guidato dal grammaticus, A 12 anni i maschi passavano al secondo livello di istruzione con un insegnante che arrivava da Grecia, Asia o Egitto, ed insegnava lingua e letteratura greca e latina, storia, geografia, fisica e astronomia. Le femmine invece dovevano imparare a svolgere i lavori domestici. Il grammaticus iniziava la sua lezione con l’explanatio, spiegazione dell’opera classica in esame enumerando meccanicamente le figure retoriche comprese nel testo: a questo seguiva l’emendatio, una critica formale del testo. Infine l’enarratio, un giudizio complessivo dell’opera in esame. Nella scuola di grammatica si imparavano la lingua e la letteratura greca e latina, tramite soprattutto dalla lettura dei poeti, unitamente alle nozioni fondamentali di storia, geografia e fisica, che costituivano il supporto necessario per apprendere quei testi. I brani venivano dettati all’allievo che imparava a pronunciarli ed a leggerli con il tono giusto e con dizione, oltre a comprenderne il contenuto e la metrica.
L’ultimo livello nell’istruzione, simile ad un corso di specializzazione, era la scuola del rethor, che preparava il giovane alla vita pubblica. Le lezioni prevedevano esercitazioni scritte ed esami orali: ci si esercitava generalmente con il metodo delle controversiae, in cui due allievi si cimentavano in un dibattito sostenendo pareri contrari, e delle suasoriae, nelle quali ogni allievo si produceva in un monologo con protagonista un personaggio famoso che doveva prendere una decisione importante esponendone i lati positivi e negativi.

insegnanteGli allievi migliori erano quelli sottoposti a prove più dure, coloro che dovevano dimostrare sempre un po di più degli altri. Plutarco ci racconta che la prima scuola pubblica fu aperta a Roma intorno alla metà del III secolo a.C. da Spurio Carvilio, noto al grande pubblico in quanto si ritiene sia l’inventore della lettera G, che non avendo avuto origine dall’alfabeto greco o etrusco, fu invece creata dal console semplicemente aggiungendo una sbarretta verticale alla già presente lettera C.
La scuola a Roma acquisì sempre più importanza, ricevendo forte impulso nel periodo che va da Augusto a Marco Aurelio. L’imperatore Adriano incentivò la costruzione e la vasta diffusione delle scuole primarie nelle province più estreme dell’impero, invitando maestri e precettori, in cambio di privilegi economici, a stabilirsi e insegnare in villaggi più bisognosi. Vespasiano fu il primo imperatore che concepì la figura dell’insegnante statale, stipendiato dal governo, anche se all’epoca era possibile, per chiunque ne avesse i requisiti, aprire una scuola di grammatica o di retorica. Dall’Editto dei Prezzi di Diocleziano emesso nel 301, risulta che il compenso delle lezioni era di 200 denari per allievo. Il mese di inizio dell’anno scolastico era marzo, dopo le Quinquatrus, festività dedicata a Minerva. I giorni in cui non si andava a scuola erano i Saturnalia, dal 17 al 23 dicembre, ed ogni nove giorni (nundinae). Anche se non confermato da prove certe, pare che anche nel sistema scolastico romano era previsto un periodo di vacanza durante i mesi estivi.

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