La musa nascosta: la Polimnia di Via Terni a Roma

Nel corso della visita presso la Centrale Montemartini , uno dei musei più spiazzanti di Roma, si rimane impressionati dalla visione della statua della Musa Polimnia, che troneggia al centro della Sala Caldaie. La statua è una delle interpretazioni romane più tarde, databile nella seconda metà del II sec. d.C., di un originale creato da Filisco di Rodi.

La musa nascosta: la Polimnia di Via Terni a Roma

Museo della Centrale Montemartini, sala caldaie, statua di Polimnia. By Carole Raddato from FRANKFURT, Germany – Statue of a Muse (Polyhymnia?), Found in via Terni inside an ancient underground passage in the area of the Horti Variani, 2nd century BC, Centrale Montemartini, Rome, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=45895506

Nella scultura della Montemartini è possibile cogliere l’atmosfera sognante della Musa, la quale ammira un orizzonte lontano ed indistinto: Polimnia è appoggiata ad un pilastro roccioso, mentre con il braccio destro regge il mento. La figura è completamente avvolta da un leggero mantello, che copriva un abito (chitone) caratterizzato da pieghe pesanti e ondulate.

Introspezione e voglia di evasione. La statua raccoglie in sé queste due emozioni: da una parte la Musa è colta in una fase meditativa, dall’altra lo sguardo intenso verso l’ignoto ci proietta in una realtà diversa.

La statua appare a noi contemporanei in uno stato di conservazione eccezionale. Il marmo (proveniente dall’isola di Paro) possiede ancora l’effetto splendente voluto dallo scultore grazie alla lucidatura delle superfici. Proprio questa caratteristica evidenzia i chiaroscuri ottenuti dalla resa delle pieghe del mantello e del chitone, facendone risaltare il volto delicato.

L’interesse di quest’opera è reso ancor più significativo dal contesto di rinvenimento. Da quel poco che sappiamo, la statua di Polimnia venne scoperta negli Anni venti del secolo scorso a via Terni, nella zona dell’attuale Villa Fiorelli, nel quartiere Appio-San Giovanni. Un’area radicalmente trasformata proprio in quel momento dalla costruzione di un quartiere di case economiche. Tra il 1924 e il 1930 vennero edificati dall’Istituto Case Popolari e dall’Istituto Nazionale Case Impiegati Statali ben 226 immobili, seguendo un’espansione intensiva che ritroviamo in altre parti della città.

La musa nascosta: la Polimnia di Via Terni a Roma

Quartiere Appio-San Giovanni nella Pianta di Roma e dintorni del 1875-1876 redatta dall’Istituto Geografico Militare di Firenze (A.P. Frutaz, Le piante di Roma, Roma 1962, III, CCXIII, 538.) In rosso è indicata Villa Fiorelli

L’accelerazione urbanistica di quel periodo è visibile in tutto il quartiere Appio – San Giovanni, dove alla costruzione di palazzine ed edifici pubblici, si aggiunge una vera e propria rivoluzione della viabilità in corrispondenza delle attuali via Appia e Tuscolana. Della villa della famiglia Fiorelli non rimane oggi che una piazza-giardino aperta al pubblico, di cui si conserva soltanto un piccolo rustico il cui piano interrato è stato adibito nel corso della seconda guerra mondiale a rifugio antiaereo, mentre lo spazio dedicato al verde era stato completamente ridimensionato rispetto alla precedente villa.

In realtà sul ritrovamento della statua di Polimnia non abbiamo molte notizie. Sappiamo che venne trovata sul lato della piazza rivolto verso via Terni, nascosta in una galleria adibita in età post-antica a cava di tufo; molto probabilmente la statua era stata già occultata in età antica.

La celerità con cui sono stati condotti i cantieri edilizi non ha permesso di eseguire maggiori verifiche archeologiche nell’area. Ne è dimostrazione il ritrovamento di un’altra statua di musa raffigurante Melpomene nel 1926, sempre proveniente dall’area di Villa Fiorelli, ed oggi conservata al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo;  questa statua era stata sequestrata per omessa denuncia. Come la scultura di Polimnia, quella di Melpomene è stata datata allo stesso periodo cronologico e, anche in questo caso, il pezzo è una copia di un’opera d’arte realizzata nella città di Ambracia, in Epiro (attuale Arta), tra il 150 – 130 a.C. I comuni riferimenti culturali e artistici tra le due statue di Polimnia e Melpomene hanno fatto ipotizzare che le due opere fossero parte integrante di un medesimo gruppo scultoreo. Forse, lo stesso ciclo era completato da altre sculture di Muse
che dovevano decorare un complesso non distante dall’area di Villa Fiorelli.

Pianta ricostruita del Circo Variano (E. Nash, Pictorial dictionary of ancient Rome, New York-Washington, 1968).

Tra questa zona e l’area corrispondente all’attuale piazzale di Porta Maggiore, erano situati gli horti Spei Veteris, un vasto possedimento imperiale costruito probabilmente sotto Settimio Severo, all’inizio del III secolo d.C. Gli stessi horti ricadevano sotto la proprietà del padre di Elagabalo, Sesto Vario Marcello, e sotto la denominazione di Horti Variani vennero acquisiti dal demanio imperiale con la venuta al trono del figlio. La stessa denominazione rimase dall’epoca di Aureliano fino a quella di Costantino, quando la dimora divenne la residenza ufficiale di Elena, madre dell’Imperatore, e il complesso venne denominato Sessorium. Tra i padiglioni monumentali facenti parte della dimora, era incluso il Circo Variano, progettato da Settimio Severo e molto probabilmente ultimato da Elagabalo, il quale arricchì la dimora di un lusso ed uno sfarzo senza pari. Il Circo doveva occupare un’area tra la chiesa di S. Croce in Gerusalemme e l’attuale via Ozieri e Oristano, presso l’area dell’odierna piazza Lodi.

Parte dell’apparato decorativo riferito al complesso costruito sotto Settimio Severo ed Elagabalo è stato rinvenuto in una lieve collinetta in un’area non distante dall’Anfiteatro castrense, denominata “Monte Cipollaro”. Questa collina venne spianata sotto papa Benedetto XIV e al suo interno furono rinvenuti i resti di un edificio, probabilmente collegati alla residenza imperiale, e frammenti scultorei di enorme pregio (tra cui una statua di Nerva di grandi dimensioni, oggi conservata nella sala rotonda dei Musei Vaticani). Questa collina venne costruita probabilmente durante i lavori di costruzione delle mura Aureliane, che trasformarono radicalmente tutta l’area relativa agli horti.

Dunque le due sculture di Polimnia e Melpomene sono state rinvenute in un’area prossima alla residenza imperiale costruita da Settimio Severo ed Elagabalo e potevano far riferimento alla decorazione scultorea del circo Variano, distrutto con l’erezione delle Mura Aureliane. Proprio nel corso della situazione di emergenza nella quale vennero costruite le mura bisogna immaginare l’occultamento della statua di Polimnia in una galleria sotterranea, probabilmente considerata un bene prezioso da proteggere da una sicura distruzione, causata dagli improvvisi stravolgimenti edilizi degli horti.

Paolo Masci
Archeologo, Ass. Arkekairos


Se volete saperne di più, il 26 Febbraio 2022 l’Associazione Arkekairos – ETS vi invita ad una passeggiata guidata presso il quartiere Appio – San Giovanni. Ripercorreremo insieme la nascita del quartiere, camminando tra edifici, parchi e strade, in realtà testimonianze di una storia più grande della nostra città. Dal primo nucleo di abitazioni della “Cooperativa Case Tranvieri” nei primi del Novecento, al triste capitolo delle bombe del’43 nel quartiere. Un luogo dove le strade della storia più antica si incontrano con la vivacità di un quartiere che ospita uno dei mercati rionali più antichi di Roma.

Evento FB: https://fb.me/e/mqIe97LHY.

Per info e prenotazioni: https://forms.gle/mxgeBRJRNSfGgxrdA


Bibliografia

  • I. Insolera, Roma moderna. Da Napoleone I al XXI secolo, Torino 2011.
  • S. Guglielmi, Il programma decorativo della residenza imperiale di Roma “ad Spem Veterem” tra III e IV secolo attraverso l’esame di alcune delle sue testimonianze più significative, in I. Baldini, C. Sfameni (a cura di), Abitare nel Mediterraneo Tardoantico, Atti del II Convegno Internazionale del Centro Interuniversitario di Studi sull’Edilizia abitativa tardoantica nel Mediterraneo (CISEM, Bologna 2-5 marzo 2016), 2018, pp. 39-44.
  • D. Mustilli, Una nuova copia della Polymnia, in BCom 51, pp. 173-185.
  • C. Paterna, Il circo Variano a Roma, in Mélanges de l’école française de Roma, 108-2, 1996, pp. 817-853.
  • E. Talamo, Un nuovo ciclo di Muse scoperto nell’area del Laterano, in A. Bottini (a cura di), Musa Pensosa. L’immagine dell’intellettuale nella antichità, Milano 2006, pp. 163-171.
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