Roma e la Magna Grecia

Dopo la vittoria sui Sanniti, le mire dei Romani si indirizzarono verso la Magna Grecia. In questa parte dell’Italia meridionale esistevano città particolarmente avanzate dal punto di vista economico e culturale, che proprio per questo interessavano molto a Roma. I pretesti per intervenire del resto non mancavano, poiché alcune pòleis greche avevano richiesto aiuto per fronteggiare gli attacchi delle popolazioni italiche dei Bruzi e dei Lucani. I Romani ne approfittarono per inviare delle truppe in Magna Grecia.

Questa politica suscitò la preoccupazione di Taranto, la sola città greca dell’Italia meridionale a essere ricca e potente come le pòleis della Sicilia. Nel 282 a.C. dieci navi romane si spinsero quasi fino alle coste tarantine, violando un precedente trattato secondo il quale Roma doveva tenere lontana la propria flotta da quel mare: reagendo a questa provocazione, Taranto dichiarò guerra. La città era però consapevole della propria inferiorità, e quindi si affrettò a chiedere l’aiuto di Pirro, il re dell’Epiro (la regione del Nord-ovest della Grecia situata di fronte all’estremità meridionale della Puglia). La scelta di Pirro era al tempo stesso militare e politica. Il re veniva considerato il più grande comandante militare del tempo e si sapeva la sua intenzione di creare un impero greco in Italia meridionale e Sicilia. Sbarcato in Italia con un esercito di 25.000 uomini, Pirro si mostrò all’altezza della sua fama, infliggendo a Eraclea nel 280 a.C. e ad Ascoli Satriano nel 279 a.C. due devastanti sconfitte alle legioni romane. Soldati e comandanti romani erano spiazzati dall’abilità tattica di Pirro e terrorizzati dai venti elefanti che combattevano nel suo esercito, animali a loro del tutto sconosciuti.

Roma e la Magna Grecia

I Romani si consolarono affermando che le vittorie ottenute dal re erano state pagate a caro prezzo, con pesanti perdite, tanto che ancora oggi l’espressione “vittoria di Pirro” indica una battaglia vinta a costi troppo alti per il vincitore. Interessato soprattutto a conquistare la Sicilia e a soccorrere le città greche dell’isola minacciate dai Cartaginesi, Pirro propose ai Romani trattative di pace, che furono però rifiutate. Passato egualmente in Sicilia, il re ottenne sull’isola successi militari notevoli, ma il comportamento tirannico e la richiesta di tasse elevate gli inimicarono gli stessi Greci. Ritornato sul continente, riprese la lotta con i Romani. Fu tuttavia sconfitto nel 275 a.C. nei pressi della città di Malevento, ribattezzata poi Benevento in omaggio alla vittoria. Tutta la Magna Grecia si arrese a Roma; soltanto le città siciliane, prima fra tutte Siracusa, rimasero indipendenti.

In circa un settantennio Roma aveva compiuto uno sforzo gigantesco, perdendo sul campo decine di migliaia di combattenti. Eppure le forze militari della repubblica romana sembravano non avere fine, come constatò sconfortato Pirro al vedere che, annientato un esercito, subito ne spuntava fuori un altro ancor più numeroso. La sorgente di queste riserve umane in apparenza inesauribili era l’organizzazione che Roma dava alle sue conquiste. Tutte le comunità della penisola venivano sottoposte alla repubblica, ma in modi diversi: colonie romane, colonie latine, centri conquistati di vario tipo sottoposti al regime dei municipia, e infine le comunità vinte obbligate a diventare alleate (dette foederati, da foedus, ‘patto, trattato’). Ogni centro si trovava in una condizione diversa. Doveva seguire le indicazioni romane nelle relazioni politiche, ma manteneva le proprie istituzioni e una certa autonomia, era direttamente legato solo a Roma (le confederazioni e i patti fra le comunità sottoposte erano severamente vietati) e si sforzava costantemente di ottenere migliori condizioni di assoggettamento.

Il sistema romano di dominio mescolava una politica di autorità con una politica di duttilità, cioè con la capacità di adattarsi alle diverse situazioni: il suo principio di fondo era divide et impera, ‘tieni divisi i popoli soggetti, se vuoi dominarli’. In forme diverse, il principale obbligo delle varie popolazioni sottomesse era però lo stesso, e rappresentava appunto l’origine dello strapotere militare romano (e dello sconforto di Pirro): fornire combattenti alla città dominante, Roma.

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