Augusto, l’uomo che volle farsi dio

Una tiepida giornata primaverile ha fatto da sfondo a un evento culturale tenutosi in data 8 Marzo 2017 presso la sala dell’Esedra del teatro greco di Catania: una conferenza dal titolo “Augusto, l’uomo che volle farsi dio”. Il capoluogo etneo ha quindi visto all’opera due studiosi di spicco nell’ambito degli studi antichistici: la dottoressa Maria Costanza Lentini e il professor Orazio Licandro.

Ad aprire i lavori è stata proprio la dottoressa Lentini, direttore del Polo regionale di Catania per i siti culturali, la quale ha fatto un’introduzione sulla figura e sulla professionalità del professor Licandro, ordinario di diritto romano e di epigrafia e papirologia giuridica dell’Università di Catanzaro, seguita da una presentazione sui principali argomenti affrontati durante l’incontro.

AugustoPunto di partenza della conferenza è stata la famosa battaglia di Azio la quale fu duramente combattuta nel 31 a. C ed ebbe come esito finale la vittoria di Ottaviano su Marco Antonio. Quest’ultimo, infatti, stava esercitando un modello monarchico di stampo ellenistico nelle province d’Oriente che era caratterizzato dalla presenza di una società immorale e corrotta. Il poeta Orazio in Carm 3, 6 asserisce infatti: «Resterai macchiato, o Romano, finché non avrai restaurato i templi e i santuari decaduti». Antonio fu quindi accusato principalmente di eccessiva imitatio Alexandri, di empietas e di aver tradito gli dèi in patria ed è per questo che si era molto allontanato dai modelli e dalla propaganda che proponeva Ottaviano: pax deorum, rigenerazione religiosa e restitutio rei publicae: «Dal dies natalis di Augusto inizia il tempo della vita».

Presentandosi come Augustus e non come Romulus, Ottaviano persuade il popolo affinché creda che lui sia il salvatore dell’umanità e cerca, riuscendoci, di assumere una dimensione divina pur rimanendo sempre “terreno”. Le fonti tardoantiche, come per esempio Svetonio, ci raccontano che fu avvistata una cometa che inizialmente venne associata all’anima di Cesare e poi fu connessa al dies natalis di Ottaviano Augusto: «una stella chiomata fu avvistata per sette giorni e indicava l’anima di Cesare».

Di rilievo è l’episodio secondo il quale il Princeps costrinse il popolo dei Parti, storico nemico di Roma, a rendere le spoglie e le insegne e fu così che quest’ultimo lo supplicò per avere l’amicizia dei Romani. Uno degli obiettivi del giovane imperatore era quello di restituere, cioè di restaurare il culto dei Lari e riorganizzare lo spazio pubblico e il tempo religioso.

Maria Stupia
Università di Catania

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