1 giugno – Kalendae Fabariae, Carnaria

Il mese di Giugno si apriva con una festa in onore di Carna. Nell’epigrafe CIL III, 3893 questa festività era anche nota col nome di Carnaria.

Carna era un’antica divinità romana il cui nome deriva probabilmente dal termine caro, carnis (“carne”). Era ritenuta una divinità protettrice degli organi interni da demoni maligni dalle sembianze di uccelli chiamati Strigi. La dea salvaguardava la salute di ogni singolo individuo e dell’intero corpo civico. Secondo il rito, alla dea si sacrificava un preparato chiamato Puls fabata o fabacea. Ovidio e Macrobio raccontano che veniva realizzata una purea con fave, grano e lardo da dedicarle. Era un composto sostanzioso col quale si manifestava la volontà di combattere la consunzione e l’indebolimento della salute, soprattutto dell’intestino.

I Pontefici rendevano onore alla dea portando offerte sacrificali nella foresta di Alerno, in prossimità del fiume Tevere, nell’area dove la tradizione raccontava fosse nata la divinità. Ovidio infatti, racconta che in origine la dea fosse una ninfa che, dopo essersi unita a Giano, divenne una divinità associata ai cardini delle porte. Di fatto, l’autore identifica la ninfa Crane/Carna con Cardea, la divinità che tutelava le soglie delle abitazioni e la vita domestica. Probabilmente questo sottolinea il legame tra il mese di Junius e il momento di svolta del ciclo calendariale tale per cui questo era l’ultimo mese a portare un “nome proprio”. Infatti, prima di essere dedicato a Giulio Cesare, Luglio/Iulius era chiamato Quintilis perché era il quinto mese del calendario.

Carnaria
Disegno del particolare dello strige che rapisce un bambino nel rilievo della tomba delle Arpie o Sirene dell’acropoli di Xanthos, V a.C., British Museum, Londra

Antonietta Patti
Archeologa


BIBLIOGRAFIA
A. Ferrari, Dizionario di Mitologia, UTET, Novara 2015;
P. Ovidio Nasone, Fasti, libro VI;
Ambrodio Teodosio Macrobio, Saturnalia, I.

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