16 marzo – Sacra Argeorum

Col termine “argei” s’indicavano sia dei sacrari, sia dei fantocci fatti di vimini o di paglia, connessi alla festa dei Sacra Argeorum, non annotata nei calendari, perché pro curiis e pro sacellis, e non pro populo.

Secondo una tradizione, gli Argei sarebbero i mitici antenati dei Romani, giunti da Argo (in Grecia) insieme a Ercole e stabilitisi presso Saturnia (vicino Viterbo, provincia di Grosseto). I luoghi di sepoltura di queste persone diventarono dei sacella: i loca argeorum dedicati da Numa Pompilio, secondo re di Roma.

Secondo un altro racconto, gli Argei erano stranieri che furono uccisi dagli antichi abitanti del luogo, quando misero piede nel Lazio. Indipendentemente dalla loro origine però, una pratica connessa agli Argei era quella di gettare dei fantocci nel fiume Tevere dal ponte Sublicio, con la quale si faceva riferimento a diversi racconti (nei quali s’intravedono la pratica della sepoltura in acqua o dei sacrifici umani).

Il 16 Marzo era uso realizzare la prima processione del rito, che visitava i 27 sacella (dalla regio suburbana a quella Esquilina, Collina e Palatina) dove venivano depositati dei fantocci. Dopo circa 60 giorni, alle Idi di Maggio, si compiva la seconda processione (collegata anche a un terzo racconto mitico…).

I 27 sacrari, la cui posizione era registrata nei libri dei pontefici, corrispondevano alle 27 curiae (Varrone le riporta quasi tutte) che avrebbero composto il Septimontium, l’abitato protourbano di Roma (prima della città fondata da Romolo). Se il Lupercalia garantiva la purificazione del colle Palatino, la cerimonia dei Sacra Argeorum permetteva di mondare l’intera zona dell’abitato arcaico.

Antonietta Patti

Sacra Argeorum
Statua in terracotta di Ercole, facente parte del gruppo scultoreo della scena di lotta per la cerva di Cerinea, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma (foto di A. Patti)

BIBLIOGRAFIA

  • Ferrari, Dizionario di Mitologia, UTET, Novara 2015;
  • Ovidio Nasone, Fasti, libri III, V;
  • Ambrodio Teodosio Macrobio, Saturnalia, I;
  • Plutarco, Βίοι Παράλληλοι (Vite parallele), Romolo;
  • Marco Terenzio Varrone, De lingua latina, libro V.
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