20 dicembre – Sigillaria

Durante il periodo dei Saturnalia era uso scambiarsi doni, chiamati proprio sigillaria. Come scrisse Macrobio, fu proprio l’aggiunta di questa usanza a prolungare il periodo dei Saturnalia. I doni potevano essere beni dal basso valore, come di lusso: gioielli, abiti, libri, utensili, fino alle lanterne e agli schiavi.

In questo giorno di scambio di doni, i domini usavano persino donare ai propri clientes la cosiddetta Saturnalicia sportula, una sorta di confezione regalo della normale sportula, il “paniere” riempito di beni in natura o in denaro.

In questo giorno avveniva anche lo scambio dei Sigilli e i Ceri. I Ceri erano candele che venivano accese durante i banchetti, a scopo apotropaico e d’invito al sole e alla vita. Secondo Varrone infatti, la fonte della vita era il Cielo e la causa della vita il fuoco del Cielo.

I Sigilli erano riproduzioni di bambole per bambini in argilla o in pasta, la cui funzione era simile a quella degli oscilla, oggetti che venivano appesi alle porte delle case per proteggerne gli abitanti durante i Compitalia.

Con la loro forma umana, queste bambole ricordavano i sacrifici umani che prima della fondazione di Roma venivano computi dai Pelasgi in onore di Saturno, e che grazie a Ercole furono sostituiti da feticci.

Oppure, come scrisse Macrobio, le bambole servivano a ricordare l’episodio in cui Ercole, giunto sulle rive del Tevere, costruì un ponte per realizzare un rito funerario: gettare nel fiume tanti feticci quanti erano stati i compagni persi durante il tragitto per arrivare nel Lazio. Alcuni offrivano i sigilla anche agli dei, soprattutto a Saturno quale personificazione del tempo che scorre, tentando di scongiurare la propria morte.

Fu un certo Publicio, tribuno della plebe, a far votare una legge che stabilisse tra i cittadini l’esclusivo scambio dei Sigilli e dei Ceri, per limitare la diffusione di regali sempre più costosi. La legge venne applicata fino a un certo punto, poiché Marziale scrisse che, in età imperiale, lo scambio di doni durante i Sigillaria comprendevano sia oggetti di poco valore che beni di lusso, ma comunque non Ceri e Sigilli. Questi regali potevano diventare un premio da lotteria, come quelli donati da Ottaviano Augusto, e per i giochi d’azzardo. I poveri e gli schiavi potevano scommettere l’unica cosa che possedevano: le noci, le quali diventarono un altro simbolo della festa, chiamata da Marziale Saturnaliciae nuces.

I doni che venivano scambiati durante i Sigillaria potevano essere acquistati nei negozi, come quelli lungo la Via Sigillaria, dove lavoravano i sigillarii, gli artigiani che costruivano e vendevano le bambole. Esistevano però, anche alcuni mercati specifici. Uno di questi veniva allestito nel porticus delle Terme di Traiano sul colle Oppio. Un altro nei Saepta Iulia, edificio costruito nei pressi del Pantheon, all’esterno del quale si costruivano delle “librerie” sulle quali esporre delle piccole capanne, le statuette dei Lari da inserirvi, insieme ai sigilla e a tanti altri prodotti da poter acquistare e regalare. Da questo tipo di mercato, secondo G. Lugli, deriverebbero i mercatini di Natale come quello di Piazza Navona, che ancora oggi vengono allestiti a Dicembre, durante il periodo natalizio.

Bambola della mummia di Grottarossa, II secolo d.C., Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo alle Terme, Roma (foto di A. Patti).

Antonietta Patti
Archeologa


BIBLIOGRAFIA

  • A. Ferrari, Dizionario di Mitologia, UTET, Novara 2015;
  • Sesto Pompeo Festo, De verborum significatu, 54;
  • G. Lugli, Il mercato di Piazza Navona e l’antica festa dei Sigillaria, in Strenna dei Romanisti, vol. XII, Editrice Roma Amor, Roma 1950, pp. 113-115;
  • Ambrogio Teodosio Macrobio, Saturnalia, I, 10, 24; I, 11, 1;
  • Marco Valerio Marziale, Epigrammi, libro IV, 14; libro V, 18; libro V, 84; libro VII, 53, libro XIV, 1, 3;
  • San Girolamo, Ad Epheso, VI, 4;
  • C. Svetonio Tranquillo, De Vita Caesarum, Augusto, LXXI; LXXV; Claudio, V;
  • Marco Terenzio Varrone, De lingua Latina, libro V, 10.
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