8 o 9 luglio – Vitulatio

La festa della Vitulatio risulta decisamente ambigua. È probabile ch’essa si svolgesse in un clima di letizia, come doveva essere quello della mietitura che cominciava in questo periodo.

La festa potrebbe essere legata al verbo vitulari (“esprimere gioia con la voce”). La stessa dea Vittoria veniva anche chiamata Vitula, poiché porta esultanza, e Macrone pone in relazione la festa dei Poplifugia, determinata dalla fuga romana davanti gli Etruschi, con la successiva vittoria romana celebrata dai sacrifici chiamati vitulatio.

Secondo altri autori, Vitula era una divinità collegata alla vita stessa, protettrice degli alimenti o della gioia che garantisce una lunga esistenza. A lei si offrivano le primizie di quei frutti della terra che mantiene il corpo in vita.

Un’altra ipotesi vede un collegamento tra questa festa e il sacrificio di un vitulus, ossia il toro solitamente sacrificato a Giove, o di una vitula, una vitella che veniva effettivamente immolata prima del raccolto.

Sappiamo che spesso durante le cerimonie di purificazione venivano sacrificati bovini chiamati vitulae, in rappresentanza di quei nemici che avrebbero voluto piegare la città e che con questo sacrificio venivano simbolicamente sconfitti, in attesa della loro futura disfatta sul campo di battaglia.

Scena di sacrificio di un toro, Maestro della leggenda di Orfeo, 1500-1525 circa – By I, Sailko, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11791547

Antonietta Patti
Archeologa


BIBLIOGRAFIA

  • A. Ferrari, Dizionario di Mitologia, UTET, Novara 2015;
  • Ambrodio Teodosio Macrobio, Saturnalia, III, 2, 11-17;
  • Virgilio, Ecogla, III, 77.
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