I primi anni (509-496 a.C.)

Le origini della Repubblica furono caratterizzate dalla forte necessità di instaurare un nuovo ordine, proteggendolo da nemici interni (coloro che venivano accusati di essere sostenitori del regime monarchico), ma anche da nemici esterni, che, certi della debolezza del nuovo sistema, provarono a recuperare la propria indipendenza dallo Stato romano. Nel 507 a.C. il Tempio di Giove Ottimo Massimo, per secoli simbolo della potenza romana, fu dedicato al dio da uno dei primi consoli repubblicani, Marco Orazio Pulvillo, quasi ad avocare al nuovo stato un tempio voluto e realizzato dagli ultimi tre re di Roma.

La difesa della Repubblica, dai focolai della monarchia, fu un movimento storico che a Roma sconvolse non poco gli equilibri, considerando che lo stesso Publio Valerio (il futuro Publicola ovvero amico del popolo), dovette difendersi dall’accusa di ambizione, costretto poi ad abbattere la dimora che stava costruendo in cima al Velia e promulgando una legge che permetteva a tutti i cittadini romani di uccidere chiunque avesse tentato di farsi re.

La società romana era scossa alle basi: all’ordine più tradizionalista, come quello legato alle famiglie patrizie, si contrapponeva il popolo romano (la plebe), in un movimento dialettico che sfociò anche nella violenza e che sarebbe emerso più chiaramente nel decennio successivo, con la prima secessione della plebe del 494 a.C. È di questo periodo l’introduzione nell’ordinamento romano della provocatio ad populum, che garantiva ad ogni cittadino che fosse stato condannato da un magistrato alla pena capitale, di appellarsi al popolo per trasformare la pena inflittagli, e la nomina di due questori da parte del popolo.

Dal punto di vista militare, dopo essersi garantita l’indipendenza dal potente vicino etrusco, Roma si trovò a dover ristabilire la propria autorità lungo i confini settentrionali con i Sabini, che sempre più spesso compivano scorrerie in territorio romano (nel 505 a.C. sull’Aniene e 504 a.C. nei pressi di Fidene), e verso i meridionali, dove la colonia di Pometia fu duramente punita per essere passata dalla parte degli Aurunci.

I Romani si sentivano di dover ampliare il loro spazio vitale, lo si desume dall’istituzione della figura del dittatore, carica che per la prima volta fu attribuita nel 501 a.C. a Tito Larcio, in previsione di futuri tempi di guerra. Prendeva forma la prima politica estera dello stato romano: il divide et impera, teso a dividere gli avversari, grazie ad azioni diplomatiche, per poi arrivare allo scontro risolutivo con un nemico ormai provato nella propria consistenza e resistenza.

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