Le Basiliche del Foro Romano

“Filios meos, quos iuv[enes] mihi eripuit for[tuna], Gaium et Lucium Caesares, honoris mei causa senatus populusque Romanus annum quintum et decimum agentis consules designavit, ut [e]um magistratum inirent post quinquennium. Et ex eo die, quo deducti [s]unt in forum ut interessent consiliis publicis decrevit sena[t]us. Equites [a]utem Romani universi principem iuventutis utrumque eorum parm[is] et hastis argenteis donatum appellaverunt. ”

Res Gestae Divi Augusti, I, 14

L’area del Forum Romanum, nell’antica palude del Velabro (dal latino vel, cioè “palude”) ha subito moltissime modifiche nel corso dei secoli. Quando si trovava ancora al di fuori dalle mura urbane veniva utilizzata dal popolo in armi per le riunioni; dal VI secolo a.C., dopo l’opera di fortificazione voluta da Servio Tullio (sesto re di Roma, secondo la leggenda), rientrando dentro i confini della città, la zona cominciò a essere usata per le attività giudiziarie e legislative: vi si svolgevano i processi e il popolo votava nei comitia tributa. Nella piazza circondata da botteghe, venivano messi in scena spettacoli e giochi (quando ancora non esistevano teatri né anfiteatri in muratura e si usavano impalcature temporanee in legno), e si festeggiavano i trionfi militari.

La gens Iulia, coi suoi due più famosi esponenti, Giulio Cesare e Ottaviano Augusto, ha modificato il volto dell’intera Città Eterna e quindi anche del Foro Romano, il cuore economico, politico e sociale di Roma, dove si affacciavano due grandi basiliche: la Basilica Giulia e la Basilica Emilia-Paola.

Il Foro Romano nell’assetto urbano, con l’indicazione delle Basiliche Giulia ed Emilia-Paola (da Google Maps, rielaborazione di A. Patti).

LA BASILICA GIULIA

La Basilica Giulia prese il nome dalla gens di appartenenza di colui che volle la sua realizzazione: Gaio Giulio Cesare. Pur tuttavia, l’edificio venne citato anche col nome di Iulia Aquiliana da Vitruvio1. Della costruzione si occupò, per volere di Cesare, il console Lucio Emilio Paolo (già impegnato nell’edificazione della Basilica Emilia-Paola).

Situata sul lato sud-occidentale del Forum Romanum, tra i templi di Saturno a Nord e dei Dioscuri a Sud, incastonata tra due strade, il vicus Iugarius (l’odierna Via della Consolazione) e il vicus Tuscus (l’attuale Via di San Teodoro) che si dirigevano verso il Foro Boario, la Basilica Giulia prese il posto della più antica Basilica Sempronia. Quest’ultima, datata al II secolo a.C. era stata voluta da Tiberio Sempronio Gracco (il primogenito dei fratelli Gracchi, tribuni della plebe), che aveva fatto demolire la casa del nonno, Publio Cornelio Scipione Africano e le tabernae veteres collegate2.

I lavori per la costruzione della Basilica Giulia cominciarono nel 54 a.C per poterla inaugurare, sebbene non ancora completata, nel 46 a.C., esattamente come il vicino Foro di Cesare, cosicché entrambi i complessi furono portati a termine per volontà di Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto3.

Pianta della Basilica Giulia, illustrazione dell’articolo “Basilica” dell’Enciclopedia Britannica, 1911 (Project Gutenberg Distributed Proofreaders, Public domain, via Wikimedia Commons).

I frammenti della Forma Urbis Severiana, la pianta marmorea di Roma conservata nel Foro della Pace e realizzata nel III secolo d.C., risultano un’importantissima fonte riguardo la pianta della Basilica: composta da tre navate, una centrale larga 16 m e due laterali di quasi 6 m di larghezza, con colonnati di pilastri quadrangolari in laterizi e travertino.

Pluteo di Traiano con la scena della concessione degli alimenta, sullo sfondo l’ingresso della Basilica Giulia, Curia Iulia, Roma (Sailko, CC BY 3.0 https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=31975039).

La navata centrale era l’aula col tetto più alto: possedeva un cleristorio4 e il soffitto a capriate lignee; mentre sulle due navate laterali vi era una sorta di porticato aperto, ma solo uno consentiva libero sguardo al piano terra della navata centrale. Tra i rilievi dei cosiddetti plutei di Traiano (anaglypha Traiani )5, databili tra il I e il II secolo d.C., è mostrato invece l’ingresso della basilica, sul lato lungo settentrionale, composto da un porticato realizzato con pilastri quadrangolari decorati da semicolonne doriche, che dovevano reggere due ordini di arcate.

Dopo un incendio che la distrusse, nel 12 d.C., Ottaviano Augusto volle riedificare la Basilica dedicandola ai propri nipoti: Gaio e Lucio Cesari, figli di Giulia Maggiore e Marco Vipsanio Agrippa. Ufficialmente la struttura cambiò nome in basilica Gai et Luci, ma di fatto, continuò a essere chiamata basilica Iulia 6.

Ricostruzione tridimensionale della Basilica Giulia (a derivative work of a 3D model by Lasha Tskhondia – L.VII.C., CC BY-SA 3.0 https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=18437271).

Della decorazione interna sappiamo poco: alla fine del I secolo d.C. vi era stata eretta una statua dedicata a Crispus, un oratore che aveva difeso gratuitamente molte persone. Della basilica augustea è rimasta soltanto una porzione della pavimentazione della navata centrale, realizzata in opus sectile con numerosi tipi di marmi (pavonazzetto, giallo antico, africano e cipollino). Sono ancora visibili le tracce delle tabulae lusoriae 7 incise dai giocatori nella pavimentazione delle navate laterali e delle gallerie.

Le Basiliche del Foro Romano
Resti della Basilica Giulia nel Foro Romano, particolare degli scalini (foto di A.Patti).

Inoltre, si nota bene ancora oggi che la scalinata esterna sul lato orientale ha più gradini rispetto al lato occidentale, poiché il territorio su cui venne edificata la Basilica, alle pendici del Campidoglio, è in leggera pendenza.

Alla metà del III secolo d.C, un nuovo incendio distrusse anche la nuova Basilica, che venne ricostruita dagli augusti Gaio Aurelio Valerio Diocleziano e Marco Valerio Aurelio Massimiano, e i cui resti sono visibili ancora oggi. Con la ricostruzione  i pilastri vennero sostituiti da colonne vere e proprie che dovevano sorreggere gli archi di un porticato, mentre la navata centrale venne trasformata in una aula: la parte meridionale divenne un portico, quella settentrionale fu divisa in più ambienti. Tra VII e VIII secolo d.C. la navata occidentale venne trasformata in una chiesa cristiana di cui però non conosciamo l’intitolazione.

Le Basiliche del Foro Romano
Resti della Basilica Giulia nel Foro Romano, Roma (foto di A.Patti).

Purtroppo, dalla fine del 1400 e almeno fino alla fine del 1700 la Basilica divenne una cava: il materiale di costruzione venne depredato e utilizzato per la realizzazione di altri edifici, sono state trovate le tracce di una fornace da calce. Oggi rimangono in situ due basi con le firme di due scultore greci operanti a Roma, posizionate nella basilica probabilmente in epoca severiana (II secolo d.C.), e un’altra databile al III secolo d.C.

LA BASILICA EMILIA-PAOLA

La Basilica Emilia o Paola deve i suoi nomi alla gens Emilia, poiché diversi suoi appartenenti restaurarono il complesso, e a Lucio Emilio Lepido Paullo che ne portò a termine la costruzione in età augustea. L’area che occupò l’edificio aveva già visto sorgere una basilica.

Il primo antico edificio era forse l’Atrium regium, creato per volere di Numa Pompilio (il secondo re di Roma), il luogo nel quale il monarca amministrava la giustizia. In età repubblicana, la struttura soffriva la vicinanza del mercato del pesce (forum piscarium ) coi suoi cattivi odori8. Venne così deciso di realizzare un nuovo complesso giudiziario e nel II secolo a.C. l’Atrium regium venne sostituito dalla cosiddetta Basilica Emilia-Fulvia; e i lavori per la sua costruzione danneggiarono così tanto il Piscatorium che questo dovette essere spostato.

Planimetria del Foro Romano in età repubblicana (da Cassius Ahenobarbus, CC BY-SA 3.0 https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=26204482 – rielaborazione di A.Patti).

Edificio iniziato da Marco Fulvio Nobiliore9 e per  suo volere decorato con le opime spoglie degli Etoli, avendone conquistato la capitale (Ambracia)10, l’allora Basilica Fulvia aveva degli ambienti a bottega noti come tabernae argentariae novae, nelle quali lavoravano i cambiavalute. Fu all’interno di questa struttura che venne azionato il primo orologio ad acqua, portato dal censore Publio Cornelio Scipione Nasica Corculo11. Tuttavia, il complesso venne poi terminato dal collega censore  Marco Emilio Lepido, e la Basilica venne chiamata Aemilia et Fulvia; ma col passare del tempo fu sempre più nota col solo nome della gens Emilia che aveva sfruttato l’edificio per la propria propaganda politica. Il console Marco Emilio Lepido, omonimo discendente del sopracitato, nel I secolo a.C. decorò ancor di più la basilica, arricchendola coi volti dei membri più influenti della propria famiglia ritratti entro clipei12.

Denario del 61 a.C. di Marco Emilio Lepido con la raffigurazione dei clipei inseriti nella decorazione della Basilica Emilia (da Wikimedia Commons https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Denario_di_marco_emilio_lepido_con_la_basilica_emilia.jpg#filelinks).

Quest’operazione venne successivamente ricordata nella monetazione realizzata dal figlio del console e suo omonimo, colui che insieme a Ottaviano e Marco Antonio fece parte del secondo Triumvirato.

Un altro membro della gens Emilia, Lucio Emilio Paolo (figlio del precedente console e fratello del triumviro), anche grazie all’aiuto economico di 1500 talenti forniti da Giulio Cesare, cominciò i lavori di ristrutturazione della basilica. Cicerone scrisse al fratello Quinto13 che Paolo stava facendo costruire un edificio imponente, riutilizzando colonne già presenti in sito. I lavori vennero terminati nel 34 a.C. dal figlio, Lucio Emilio Lepido Paullo, che la inaugurò e le fece nuovamente cambiare nome in basilica Paulli 14.

Vent’anni dopo il complesso venne distrutto da un incendio e ricostruito nominalmente da un Emilio, grazie ai finanziamenti di Ottaviano Augusto e degli amici di Paolo, come ricorda Cassio Dione15. L’aiuto economico di Augusto non era disinteressato, poiché il Princeps approfittò della situazione per creare un nuovo luogo di celebrazione per la sua famiglia. Davanti alle tabernae dei nummulari della Basilica Paola venne edificato un portico che si affacciava proprio sulla Via Sacra, dedicato a Lucio e Gaio Cesari, i nipoti di Augusto.

Le Basiliche del Foro Romano
Iscrizione dedicatoria a Lucio Cesare (CIL 36908) dell’avancorpo del portico di Lucio e Gaio Cesari, Foro Romano, Roma (foto di A.Patti).

Le iscrizioni ritrovate in loco16 riportano i nomi dei discendenti di Augusto e risalgono al 2 a.C., qualche anno prima della loro morte (il primo morì a 18 anni il 2 d.C., e il secondo a 24 anni il 4 d. C.). Queste iscrizioni erano probabilmente collocate sull’avancorpo, all’angolo sud-orientale della Basilica, che collegava il portico con l’Arco Aziaco sulla Via Sacra, eretto per monumentalizzare il trionfo di Ottaviano Augusto su Marco Antonio e Cleopatra avvenuto con la battaglia di Azio  nel 31 a.C.

Successivamente la Basilica venne nuovamente decorata a spese di un Marco Emilio Lepido, figlio di Lucio Emilio Lepido Paullo, come ricorda Tacito17. Durante il I secolo d.C., la creazione dei Fori di Nerva e della Pace finirono per modificare anche questa Basilica, il cui lato lungo venne chiuso da un muro continuo

Pianta della Basilica Emilia-Paola, dal volume Christian Hülsen, Il Foro Romano – Storia e Monumenti, 1905 (ripresa dal Sito Lacus Curtius http://penelope.uchicago.edu/Thayer/I/Gazetteer/Places/Europe/Italy/Lazio/Roma/Rome/Forum_Romanum/_Texts/Huelsen*/2/21.html).

Anche in questo caso, la Forma Urbis Severiana fornisce delle informazioni sulla pianta dell’edificio:  rettangolare, divisa in quattro navate da colonnati in marmo africano di ordine ionico, una maggiore e tre minori, delle quali una laterale si trovava a Nord-Ovest e le altre due a Sud-Est. Ogni navata aveva una pavimentazione propria: in opus sectile (con l’uso di marmo cipollino, giallo e porta santa) quella della navata centrale, mentre il marmo bianco dominava il pavimento di quelle laterali.

Rilievo della punizione di Tarpea e del rito nuziale, Curia Iulia al Foro Romano, Roma (da Sailko, CC BY 3.0 https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=31975023).

Probabilmente i rilievi raffiguranti la storia di Roma scolpiti sulle paraste del muro di fondo, provenienti già dalla basilica Fulvia, decorarono anche il nuovo complesso (oggi conservati all’interno della Curia Iulia ). Il soffitto dell’aula centrale era molto più alto di quello delle navate laterali, con la presenza di un lucernario.

La decorazione interna del recinto dell’Ara Pacis, con bucrani e patere tra festoni di ghirlande, Museo dell’Ara Pacis, Roma (foto di A.Patti).

La basilica possedeva tre ingressi, uno a Sud-Ovest sul lato lungo (verso il Foro) e due ai lati brevi, uno a Nord (verso la Curia) e l’altro a Sud (verso il Monte Velia, e poi il Tempio di Antonino Pio e Faustina). L’ingresso settentrionale era composto da un arco a tre fornici, decorato da colonne doriche su alta base e  sormontate da un fregio dorico con triglifi e metope adornate con patere18 e bucrani 19, come all’interno del recinto dell’Ara Pacis.

Ricostruzione tridimensionale della Basilica Emilia-Paola (a derivative work of a 3D model by Lasha Tskhondia – L.VII.C., CC BY-SA 3.0 https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=18437321).

Come nella Basilica Giulia, anche in questa struttura c’era una sorta di portico aperto che si affacciava sulla navata centrale, decorato da colonne corinzie in marmo africano. Al primo piano si accedeva tramite delle scale ai lati del porticato di Gaio e Lucio Cesari. Quest’ultimo, su una gradinata di quattro scalini, aveva una facciata composta da un doppio ordine di arcate, sorrette da pilastri quadrangolari decorati da semicolonne, forse corinzie. L’attico era abbellito da clipei baccellati20 e statue probabilmente di prigionieri Parti.

Le Basiliche del Foro Romano
Resti della Basilica Emilia-Paola nel Foro Romano, Roma (foto di A.Patti).

Scesi tre gradini si trovava una sorta di pianerottolo che ospitava cinque sacelli: tre dedicati a Giano, uno a Venere Cloacina, e l’ultimo (quello più a Est) ospitava il pozzo chiamato puteal Libonis, all’interno di un’area ritenuta sacra perché vi si era verificato un presagio divino: nel 149 a.C. vi era caduto un fulmine e da quel momento la zona venne utilizzata per processare i governatori delle province21. Altri quattro gradini separava questo pianerottolo dalla Via Sacra.

Il complesso venne usato certamente per tutto il IV secolo d.C. andando in disuso durante il secolo successivo. Le monete ritrovate fuse nella pavimentazione ci raccontano della distruzione operata dai Vandali durante il sacco di Alarico del 410 d.C., momento in cui il monumento venne fortemente danneggiato. Nel corso dei secoli successivi l’edificio venne modificato, le tabernae continuarono a essere utilizzate, mentre una parte consistente della struttura venne coperta da un grande edificio privato. Di una delle tabernae si conserva ancora un meraviglioso pavimento mosaicato con motivo a losanghe di marmo riutilizzato, restaurato agli inizi del 1900 da Giacomo Boni con elementi in cotto.

Le Basiliche del Foro Romano
Resti della Basilica Emilia-Paola nel Foro Romano, particolare delle colonne di età augustea (foto di A. Patti).

Oggi, tra i pochi resti dell’edificio visibili vi sono colonne in marmo africano e cipollino, di età augustea. Elementi tardo imperiali che sono stati rialzati, dopo gli scavi degli anni ’30 del Novecento vi sono invece le tre colonne di granito rosa, ancora in piedi sul lato orientale, facenti parte originariamente di un fitto porticato composto da colonne su alto basamento, che aveva sostituito quello sud-occidentale di età augustea.

LA FUNZIONE DI UNA BASILICA ROMANA

La basilica del mondo romano (pagano) aveva la funzione di un mercato all’aperto, con negozi e banchi dove i mercanti esponevano le loro merci e coi cambiavalute (argentari e nummularii ) che facevano risuonare le monete per attirare i clienti. Tuttavia, in primis, la basilica era una sede giudiziaria.

In particolare, la Basilica Giulia era la sede del tribunale centumvirale che si occupava della giurisdizione sui cittadini romani; fino all’età repubblicana veniva consultato per questioni riguardanti l’eredità, la proprietà dei beni e la servitù, le leggi Giulie di Augusto ne ridussero l’azione alle sole cause d’eredità. Il tribunale centumvirale, introdotto probabilmente nel II secolo a.C.,  era composto da 105 centumviri in età augustea, numero che crebbe  fino ai 180 individui in età traianea. Questo tribunale poteva giudicare suddividendosi in 4 sezioni (consilia ) o in assemblea plenaria (quadruplex iudicium ), e per permettere le sedute in comune l’ambiente della basilica veniva anch’esso diviso in 4 parti da elementi mobili, probabilmente lignei, che non erano sufficienti a fermare le voci delle orazioni degli avvocati22. Spesso le cause diventavano un vero e proprio spettacolo che richiamava una moltitudine di spettatori, i quali, oltre alla sala, potevano disporre del sopracitato porticato aperto al primo piano per vedere e udire lo “spettacolo” del tribunale, come racconta in una sua lettera Plinio il Giovane23. Da quel portico si affacciavano anche gli imperatori, pratica di cui Svetonio ci lascia un aneddoto24: per diversi giorni, l’imperatore Caligola gettò monete alla plebe riunita al pian terreno.

Il Foro Romano nel plastico realizzato da Italo Gismondi, con l’indicazione delle Basiliche Giulia e Emilia-Paola, Museo della Civiltà Romana all’EUR, Roma (da seier+seier+seier, CC BY 2.0 https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5739298 – rielaborazione di A. Patti).

NASCITA E DIFFUSIONE DELLA BASILICA ROMANA

Secondo una prima ipotesi, la basilica romana dovrebbe derivare dall’Atrium regium, cioè da una struttura facente parte della casa del re, composta probabilmente da un’ampia area circondata da portici. Una seconda ipotesi la fa derivare dalle stoai delle città greche, uno spazio chiuso da un muro e da un colonnato sul lato opposto, spesso collocato ai margini di una piazza pubblica o ai lati di una via.

La basilica comparve nel mondo romano durante l’età repubblicana e all’inizio si sviluppò al di fuori del foro, con una posizione spesso decentrata rispetto all’asse della piazza principale della città, che non era stata progettata con l’intento d’inserirvi un tale complesso. È proprio verso la fine del I secolo a.C. che si è sviluppata la concezione della basilica all’interno del progetto, che vide il suo exploit  soprattutto nell’età imperiale, quando l’edificio cominciò a essere connesso al culto della famiglia imperiale, per mezzo di edicole o esedre. A quel punto, il suo posto nello schema forense fu solitamente quello di fronte al Capitolium (il simbolo della dignità della città romana) in qualità di detentrice degli insignia imperii, con la funzione di chiudere lo spazio della piazza pubblica. Tuttavia, bisogna ricordare che, aldilà di qualche elemento strutturale, la basilica romana non ebbe mai una struttura totalmente convenzionale, dovendola adattare di volta in volta alla topografia della città, alla realtà politica e alle funzionalità civiche.

L’OPERA DELLA GENS IULIA

Sia la Basilica Giulia che la Basilica Emilia-Paola sono state due costruzioni volute da Giulio Cesare e terminate da Ottaviano Augusto, nelle quali si è potuta esaltare la famiglia Giulia. Gli edifici sono serviti innanzitutto a chiudere la piazza del Foro Romano, traendo chiara ispirazione dalle piazze porticate delle città orientali.

I lavori di rifacimento della principale piazza di Roma cominciarono per volere di Cesare, con l’eliminazione del Comitium (il luogo dell’assemblea popolare) e della Graecostasis (la tribuna che accoglieva gli ambasciatori stranieri) e lo spostamento verso le pendici del Campidoglio dei Rostra (la tribuna degli oratori) che da qui esponevano i loro progetti al popolo. Successivamente fu Augusto a trasformare, ristrutturando edifici già esistenti ed erigendo nuove strutture, spesso approfittando della distruzione compiuta dagli incendi (che furono sempre un problema nella Roma antica) per celebrare il Divo Cesare, il nume di Augusto e dei suoi nipoti ed eredi, financo il suo successore Tiberio. All’interno di questo programma propagandistico i monumenti dell’età repubblicana restavano in mostra, ma sullo sfondo, quasi a indicarne il significato di necessaria premessa per la nuova età dell’oro: quella augustea, i cui monumenti celebrativi ricoperti di marmi policromi spiccavano nel loro splendore.

Planimetria del Foro Romano di età imperiale (da Cassius Ahenobarbus, CC BY-SA 3.0 https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=26204481 – rielaborazione di A.Patti).

Una nuova età che poteva solo durare in eterno, a patto che i Romani avessero seguito il mos maiorum, praticando uno stile di vita morigerato e onorando gli dei, e che la gens Iulia conservasse il potere. Per questo motivo Augusto presentò in Senato i suoi nipoti come suoi eredi, sebbene avessero una giovane età: era la dichiarazione dell’esistenza di una dinastia pronta a regnare in eterno.

Il maggiore dei figli di Giulia, Gaio, venne presentato nel 13 a.C. quando aveva soltanto sette anni. Nello stesso anno venne coniata una moneta che su un lato mostrava i busti di Giulia (con indosso la corona civica, segno della diretta discendenza da Augusto) e i suoi figli; e contemporaneamente vennero ancor più esaltati i meriti militari del padre, Agrippa, raffigurato sui Rostra con la corona civica.

Ritratti di Agrippa e Gaio Cesare sull’Ara Pacis, particolare della processione sul fregio esterno del recinto, Museo dell’Ara Pacis, Roma (foto di A. Patti).

Sull’Ara Pacis, il Senato onorò il giovane erede di Augusto raffigurandolo nella processione, accanto al padre e nelle vesti di un cavaliere del lusus Troiae 25 (vestito con una tunica, capelli lunghi e il torques al collo), sebbene con un’età più giovane rispetto a quella che aveva nella realtà. In questo modo i giovani nipoti di Augusto vennero anche inseriti tra i temi iconografici dell’età augustea: in un altare dedicato ai Lari dopo il 7 a.C. furono ritratti insieme al Divo Giulio e alla dea Venere (i loro antenati).

Qualche anno più tardi, nel 5 a.C. il quindicenne Gaio, divenuto uomo e ricevuta la toga virilis, poteva accompagnare il nonno a ogni occasione pubblica. La proposta, che l’anno precedente era stata respinta, a quel punto venne accolta con gioia e accompagnata da pubbliche elargizioni di denaro: Gaio fu nominato console, mentre gli equites lo avevano già designato princeps iuventutis, titolo politico col quale si indicava l’erede al trono.

La morte dei nipoti diede un dolore fortissimo ad Augusto, riflesso nell’arte che li fece entrare nel mito: in molte città dell’Impero i due vennero venerati come divinità alle quali furono dedicate templi, come la famosa Maison Carrée a Nîmes (Francia). Alla morte dei figli di Giulia, Augusto fu costretto ad adottare il figliastro Tiberio, figlio del precedente matrimonio della moglie, Livia Drusilla, il quale nel 14 d.C. ereditò il principato.

Manifestatasi nelle città romane come un edificio pratico e funzionale, a Roma la basilica ha assunto forme fastose, attraverso strutture più grandi e sfarzose, ricollegandosi al concetto di publica munificentia, in qualità di testimoni della generosità di un privato verso i propri concittadini.

Le due basiliche di età augustea sopradescritte, in particolare quella Giulia così fortemente legata alla famiglia imperiale con la sua posizione di spicco e la sua pianta innovativa, furono il prototipo della basilica romana, che poi venne replicata (con le dovute variazioni) anche in altre città dell’Impero. Un esempio dell’imitatio Urbis, quell’opera d’incoraggiamento attuata dal potere imperiale nei confronti dei notabili, dei governatori e dei sovrani alleati, per spingerli a imitare ciò che avveniva a Roma. In questo modo, la basilica divenne uno dei complessi coperti più imponenti di cui il mondo antico ci abbia lasciato traccia.

di Antonietta Patti


NOTE

  1. Dell’architettura, V, 1, 4.
  2. Tito Livio, Storia di Roma dalla sua fondazione XLIV, 16; Publio Papino Stazio, Le selve, I, 1, 29.
  3. San Girolamo, Cronache, 1971.
  4. Elemento architettonico che permette l’apertura di finestre.
  5. Delle balaustre in marmo che dividevano un ambiente del foro di Traiano o la zona del Ficus Ruminalis nel Comitium, oggi conservate dentro l’edificio della Curia
  6. Svetonio, Le vite dei Cesari, Augusto, 29.
  7. Delle “scacchiere” utilizzate per un antico gioco romano simile agli scacchi o al tris.
  8. Plauto, Il gorgoglione, 470 – 474; I prigionieri, 813 – 815.
  9. Tito Livio, Storia di Roma dalla sua fondazione, XL, 51;
  10. Come cantato nella fabula praetexta, ossia la tragedia romana, intitolata “Ambracia” composta da Quinto Ennio.
  11. Marco Terenzio Varrone, La lingua latina, VI, 2; Plinio il Vecchio, La Storia Naturale, VII, 214 – 215.
  12. Plinio il Vecchio, La Storia Naturale, XXV, 13 – 14.
  13. Cicerone, Epistole ad Attico, IV, 17, 7.
  14. Cassio Dione, Storia romana, XLIX, 42.
  15. Storia romana, LIV, 24.
  16. CIL, VI 36896; CIL 36908.
  17. Annali, III, 72.
  18. Una coppa cerimoniale usata per offrire libagioni agli dei.
  19. Il teschio del bue: un motivo ornamentale che derivava dall’usanza di appendere le teste degli animali sacrificati all’altare o nei templi.
  20. Presentavano una cornice decorata da elementi convessi e scanalature concave, chiamati rispettivamente baccelli e strigilature.
  21. L’area deve il suo nome a Lucio Scribonio Libone, appartenente alla famiglia dei Liboni, che aveva dedicato o restaurato il puteale.
  22. Marco Fabio Quintiliano, La formazione dell’oratore, XII, 5.
  23. Epistolario, VI, 33.
  24. Le vite dei Cesari, Caligola, 37.
  25. Il lusus Troiae era un torneo equestre di tipo religioso, a cui potevano partecipare solo i giovani patrizi. In età augustea venne fortemente incoraggiato, e legato al mito troiano.

 

BIBLIOGRAFIA

  • S. Ball Platner, T. Ashby, A Topographical Dictionary of Ancient Rome, Oxford University Press, Londra 1929;
  • L. Bessone, R. Scuderi, Manuale di Storia romana, Monduzzi, Bologna 2011;
  • A. Carandini, La Roma di Augusto in 100 monumenti, UTET, Novara 2014;
  • Cassio Dione Cocceiano, Storia Romana (Collana Classici greci e latini), trad. di A. Stroppa, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2009;
  • M. Cavalieri, Originalità e diffusione della basilica civile a Roma e in Italia, in “Athenaum”, vol. XCI, fasc. II, Edizioni New Press, Como 2003, pp. 309-329;
  • Marco Tullio Cicerone, Epistole ad Attico (Collana Classici latini), trad. di C. Di Spigno, UTET, Torino 1998;
  • F. Coarelli, Il Foro Romano (Collana Topografia di Roma antica), voll. I-II, Quasar Edizioni, Roma 1983-1985;
  • F. Coarelli, Guida archeologica di Roma, Arnoldo Mondadori Editore, Verona 1984;
  • P. De Francisci, P. Fraccaro, centumviri in Enciclopedia Italiana, Istituto dell’Enciclopedia Treccani, 1931, <https://www.treccani.it/enciclopedia/centumviri_%28Enciclopedia-Italiana%29/>;
  • D. Filippi, Regione VIII. Forum Romanum Magnum, in (a cura di) A. Carandini, P. Carafa, “Atlante di Roma Antica. Biografia e ritratti della città”, Electa, Milano 2012, pp. 143-206;
  • D. F. Giuliani, P. Verducchi, Basilica Giulia, in (a cura di ) E. Margareta Steinby, “Lexicon Topographicum Urbis Romae”, I, Edizioni Quasar, Roma 1993, pp. 177-179;
  • P. Gros, H. Brandenburg, Basilica – Basilica pagana, in Enciclopedia dell’Arte Antica, vol. II, p.2, Istituto dell’Enciclopedia Treccani, 1994 <https://www.treccani.it/enciclopedia/basilica_(Enciclopedia-dell’-Arte-Antica)/>;
  • J. Lipps, Die Basilica Aemilia am Forum Romanum. Der kaiserzeitliche Bau und seine Ornamentik, Reichert Verlag, Wiesbaden 2011;
  • R. Meneghini, I Fori Imperiali e i mercati di Traiano. Storia e descrizione dei monumenti alla luce degli studi e degli scavi recenti (Collana Archeologia del territorio), Ist. Poligrafico dello Stato, Roma 2009;
  • Plinio il Giovane, 50 lettere (Collana Classici greci e latini), trad. di G. Vannini, Mondadori, Milano 2019;
  • Plinio il Vecchio, Storia naturale, Vol. I, trad. di M. L. Domenichi, Tipografia di Giuseppe Antonelli, Venezia 1844;
  • Publio Papino Stazio, Selve (Collana I classici), trad. di L. Canali, Armando Dadò Editore, Locarno 2000;
  • Plutarco, Vite parallele, trad. di D. Magnino, UTET, Novara 1998;
  • Marco Fabio Quintiliano, La formazione dell’oratore, trad. di C. M. Calcante, vol. III, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1997;
  • Tito Livio, Storia di Roma dalla sua fondazione (Collana Classici greci e latini), vol. XIII, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2003;
  • M. Torelli, Storia dell’urbanistica. Il mondo romano, Laterza, Roma 2010;
  • San Girolamo, Chronicon (Hieronymus): Chronological Tables, <http://www.attalus.org/translate/jerome1.html>
  • Publio Cornelio Tacito, Annali (Collana Classici greci e latini), trad. di B. Ceva, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1981;
  • C. Svetonio Tranquillo, Vite dei Cesari (Collana Classici greci e latini), trad. di F. Dessì, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1982;
  • Marco Terenzio Varrone, Opere, (a cura di) A. Traglia, UTET, Torino 1974;
  • Marco Vitruvio Pollione, Architettura (Collana Classici greci e latini), a cura di S. Ferri, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2002;
  • A. Viscogliosi, L’architettura augustea, in E. La Rocca et al. (a cura di), “Augusto. Catalogo della mostra (Roma, Ottobre 2013 – Febbraio 2014; Parigi, Marzo – Luglio 2014)” (Collana Soprintendenza archeologica di Roma), Mondadori Electa, Milano 2013, pp. 106-117;
  • P. Zanker, Augusto e il potere delle immagini, trad. di F. Cuniberto, Einaudi, Torino 1989.
Share