Eroi e sangue nella Roma antica. La fine della Repubblica di Irene Salvatori

Incontriamo Irene Salvatori, archeologa e pittrice romana, autrice del libro “Eroi e sangue nella Roma antica. La fine della Repubblica”, in uscita il prossimo 30 novembre.

Come nasce l’idea del libro e quali sono state le tue ispirazioni?
Da tanti anni sono impegnata come divulgatrice. Il mio lavoro è quello di raccontare storie e da tempo i miei racconti li volevo mettere su carta. Amo da sempre la Storia, in particolare quella di Roma. È un mondo completamente diverso dal nostro, anche se per alcuni aspetti simile. Le pulsioni umane sono sempre le stesse. Mi sono divertita molto a ricostruire eventi e personaggi, con un linguaggio semplice e ironico, demitizzando anche un po’. L’idea è di portare il lettore a dare una sbirciatina ad un mondo perduto, senza la seriosità del saggio.

Si tende a parlare poco della Storia Repubblicana di Roma Antica, oscurata dalla gloria, dai fasti e dalle disavventure dell’Impero. Eppure, è un periodo durato ben cinque secoli, una lunghissima fase in cui Roma fra l’altro portò avanti uno sviluppo incredibile. Quali furono le principali cause che portarono al collasso di questa forma di governo?
Nel mondo dire Roma vuol dire Colosseo, imperatori, Traiano, Nerone. Ma la storia vera è quella repubblicana. È il racconto di come Roma, con lacrime e sangue, arrivò ad essere la padrona di gran parte del mondo occidentale. Eroi avvolti nelle pieghe della leggenda. Il coraggio, la determinazione, la forza sono propri di quel passato lontanissimo a volte dimenticato. Tra le cause della caduta della Repubblica c’è la struttura stessa del governo di Roma. Repubblica significa oligarchia. Poche famiglie che ormai, corrotte dal potere e da interminabili intrighi politici, non erano più in grado di gestire un territorio così ampio e multiculturale.

Sicuramente vi fu alla base anche il personalismo, il fatto che il potere cominciò ad accentrarsi nelle mani di pochi. Con i due triumvirati, le congiure reciproche, le guerre civili. Furono anche l’avidità e l’ambizione personale a innescare il processo di crisi della Repubblica? 
Da Mario in poi, con la riforma dell’esercito che divenne professionale, il potere cominciò a concentrarsi nelle mani dei generali. Con i triumvirati, in effetti, vediamo i primi esperimenti di accentramento del potere, ma nelle mani di persone mosse da intenti e visioni politiche distanti tra loro. Il governo di uno solo era inevitabile dalla piega che aveva preso la storia. Andare oltre i particolarismi di una classe dirigente ormai inadeguata. Con Cesare abbiamo una visione di ampio respiro, con l’inserimento di quella multiculturalità dalla quale ormai non si poteva prescindere. Roma non era più un villaggio ma il mondo. Le Idi non fermarono nulla. Il processo ormai era avviato. La Storia seguì il suo corso.

Il Senato Romano che per secoli era stato garanzia di equilibrio nel potere a Roma, cominciò a perdere sempre più di importanza. A cosa fu dovuto questo fenomeno? Alla corruzione dilagante, o anche a fattori esterni? Che ruolo hanno avuto le Idi di Marzo?
Il Senato non rigenerava se stesso. Alla fine, erano sì e no una ventina di famiglie ad accentrare il potere nelle loro mani. La corruzione ormai era fuori controllo e in più una crisi terriera che stava schiacciando i piccoli proprietari. Parte tutto dalla terra. L’estensione dei grandi latifondi aveva raggiunto proporzioni inverosimili. Due i problemi che si dovevano affrontare. Il proletariato urbano, privato delle terre, migrato dalle campagne a Roma e la distribuzione delle terre ai veterani. I Senatori-latifondisti, non mollavano e le tensioni sociali esplosero. Lo stesso avvenne all’estero.

I territori di Roma, sotto la Repubblica, erano diventati immensi. Le istituzioni repubblicane della antica Roma erano in grado di garantire il controllo di queste regioni, di contenerne le spinte, le domande, le necessità? O fu anche questo motivo di una eccessiva de-centralizzazione del potere e burocratizzazione a favorire l’ascesa di un unico imperatore che racchiudesse su di sé tutti i simboli del potere?
Controllare le province era complicato ma i Romani si avvalevano delle collaborazioni delle élite locali. Il problema però era nella corruzione dell’amministrazione romana in quei luoghi, i provinciali erano vessati da pubblicani e dalle alte autorità romane in combutta con gli esattori delle tasse. Famoso il processo a Verre con Cicerone come grande accusatore, in Sicilia… I controlli e le leggi c’erano ma erano inadeguati. Il processo di una burocratizzazione efficace delle province ci fu proprio con l’Impero. Per Roma era arrivato il momento di cambiare sé stessa. E così fece. Questa duttilità è stata la chiave della sopravvivenza e della grandezza di Roma nei secoli.


Eroi e sangue nella Roma antica. La fine della Repubblica di Irene Salvatori, in uscita il 30 novembre 

  • Genere: Storia, religione politica e militare
  • Editore: Haiku
  • Collana: Le parole e le cose
  • Data uscita: 30 novembre 2018
  • Pagine: 212
  • Formato: brossura
  • Lingua: Italiano

Link utili:

https://www.lafeltrinelli.it/libri/irene-salvatori/eroi-e-sangue-nella-roma/9788898149407
https://www.libreriauniversitaria.it/eroi-sangue-roma-antica-fine/libro/9788898149407
http://www.directbook.it/scheda.php?isbn=9788898149407

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