Porta Maggiore, la porta romana più colossale

È davvero difficile oggi apprezzare pienamente i resti della maestosa Porta che meritò nei secoli l’appellativo, da parte degli stessi cittadini, di Maggiore, proprio per le sue enormi dimensioni. Oggi la poderosa struttura romana è rinchiusa in un gorgo di vie di scorrimento, piazze semaforiche e binari della linea tranviaria che sono assai trafficate a tutte le ore del giorno.

Eppure da quasi 2000 anni la Porta sorveglia la vita dei romani: fu infatti eretta dall’imperatore Claudio nel 52 d.C. – divenendo in seguito inglobata nel recinto delle Mura Aureliane – per sostenere i condotti dell’Acqua Claudia e dell’Aniene (Anio Novus) che passavano nel suo attico, scavalcando le vie Prenestina e Labicana, le quali scorrevano al di sotto.

La cosa che più colpisce è il bianco del travertino – il classico travertino romano – che oggi risalta ancor di più dopo il recente restauro: i due fornici sono di dimensioni gigantesche –  sei metri di larghezza per quattordici di altezza –  uno ciascuno per le due vie che sormontava, dentro edicole con semicolonne corinzie e timpani e con un arco nell’edicola centrale. Nell’attico, tripartito da cornici si legge ancora chiaramente la lunga iscrizione fatta apporre da Claudio riguardante la costruzione della porta, insieme a quelle che ricordano i successivi restauri che furono operati da Vespasiano nel ’71 prima e da Tito nell’81 poi.

Porta Maggiore

Di BRUNNER Emmanuel (manu25) – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2551566

Come è avvenuto per molti dei monumenti romani, anche Porta Maggiore fu più volte modificata nel corso dei secoli: tre secoli dopo la sua costruzione, nel 402 fu oggetto di fortificazione da parte dell’Imperatore Onorio che affidò i lavori al prefetto di Roma, Flavio Macrobio Lonigiano, come risulta da un’altra iscrizione posta sulla estrema sinistra della Porta, sul Piazzale Labicano.

All’esterno della porta, tra i due fornici che danno sul Piazzale Labicano, è poi posto il curioso e singolare sepolcro fatto di cilindri sovrapposti, così caratteristico. Si tratta della tomba di Eurisace, chiamata Panarium, appellativo dovuto alla sua bizzarra forma (quella di un forno) che si riferiva al mestiere di colui per il quale fu costruito nel 30 a.C., un fornaio, Marco Virgilio Eurisace (probabilmente un liberto che si era arricchito), che riforniva lo Stato con i suoi pani prodotti ogni giorno.

Tra le varie curiosità di questo sepolcro, rinvenuto durante i lavori di scavi e di abbattimento delle due torri cilindriche che erano state costruite sotto Onorio, del 1838, c’è anche il fatto che al suo interno furono ritrovate anche le ceneri della moglie di Eurisiace, Atistia, contenute in una meravigliosa urna artistica a forma di madia di pane, conservata oggi al Museo delle Terme (di Diocleziano).

Porta Maggiore

Anche Porta Maggiore poi, come successe ad altre porte delle Mura Aureliane, fu murata in diverse epoche, in particolare per difendere Roma dall’assedio dei Goti comandati dal Re Vitige tra il 537 e il 538.

Dopo varie traversie, nel corso dei secoli, nell’Ottocento, sotto Papa Gregorio XVI si procedette ad un nuovo restauro dell’insigne monumento, cercando di appianarne uno dei difetti fondamentali strutturali: la porta infatti, nell’epoca del rifacimento sotto Onorio, era rimasta pericolosamente asimmetrica, probabilmente a causa del dislivello stradale esistente tra le due vie, Prenestina e Labicana e di conseguenza dei due fornici che le sovrastavano.

Ma è soltanto nel Novecento che finalmente, durante i lavori urbanistici di sistemazione del piazzale Labicano, la porta fu restituita alle sue forme originarie, con il recupero dei tratti delle due antiche strade romane, con le lastre di basalto e perfino le impronte lasciate dai carri romani, come è possibile verificare in loco.

Fabrizio Falconi

Foto anteprima: Di Gustavo La Pizza – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=82393022

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