7 luglio – Nonae Caprotinae e Sacra Consi in Circo

La tradizione voleva che alle None di Luglio le donne si recassero alla Palude della Capra (come durante la festività dei Poplifugia) e banchettassero sotto un fico selvatico (caprifico) o sotto pergole realizzate con rami di quell’albero. Da quest’ultimo veniva tagliato un ramo, facendone fuoriuscire il latte, ed entrambi si offrivano a Giunone Caprotina, protettrice del sesso femminile.

Nello stesso giorno, le schiave giravano per la città vestite come matrone romane, scherzando e fingendo di lottare con gli uomini. Inoltre Ovidio tramanda che si usava fare dei regali alle serve, in ricordo dell’azione eroica di Tutula che aveva salvato Roma.

Plutarco racconta che la festa deriva da un episodio riguardante una guerra tra Romani e alcuni popoli latini. Dopo il sacco operato dai Galli (387 a.C.), alcuni Latini attaccarono Roma e la posero sotto assedio. Per liberare la città, gli assedianti pretesero delle giovani donne di nascita libera, affinché si potesse stabilire un’alleanza, com’era già successo tra Romani e Sabini. I senatori romani erano restii ad accettare, credendo che cedere avrebbe significato solo offrire degli ostaggi ai nemici. A quel punto una serva, chiamata Tutula o Filotide), propose d’infiltrarsi nel campo nemico insieme a un gruppo di schiave vestite e ingioiellate come donne libere, in modo tale da permettere ai Romani di penetrare nel campo. La leggenda racconta che fu proprio Tutula, salita su un albero di fico selvatico, ad agitare una torcia schermata con un velo per farsi vedere solo dai Romani in modo da avvisarli. L’esercito romano così, sotto la guida di Marco Furio Camillo, entrò nel campo e sconfisse i nemici.

Tuttavia, il nome di questa serva, eroica salvatrice di Roma, era lo stesso di un’antica divinità italica.

Statua di Giunone Caprotina, Sala Rotonda del Museo Pio-Clementino, Musei Vaticani – Di Alex Proimos from Sydney, Australia – Warrior in the Vactican, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=25650378

Come Varrone sottolinea, a Luglio cominciavano i raccolti, ai quali risultano connessi i culti di due divinità: Conso e Tutula.

Alle None di Luglio i pontefici celebravano un sacrificio all’altare sotterraneo di Conso, presso il Circo Massimo. Questo altare era particolare: era sempre coperto di terra, che veniva rimossa esclusivamente per compiervi i sacrifici pubblici. Nei pressi di quest’area sacra venne compiuto il famoso ratto delle Sabine, giunte a festeggiare coi Romani questa festa.

Conso era una divinità legata ai raccolti e al grano; a lui era legato Tutula, dea protettrice delle messi, anch’essa venerata presso l’altare sopracitato, nei cui pressi venivano conservate le riserve di grano di Roma. È probabile che, dato che non esistono prove storiche o archeologiche dell’assedio raccontato dalla tradizione, il racconto abbia mutuato un antico mito legato a questa divinità femminile, protettrice della città oltre che delle messi. Forse, pian piano, un rito originariamente dedicato a entrambe le divinità finì per essere celebrato per una sola, perché col tempo Tutula perse importanza.

Pendici meridionali del Palatino e area del Circo Massimo, Roma (di A. Patti).

Antonietta Patti
Archeologa


BIBLIOGRAFIA

  • A. Ferrari, Dizionario di Mitologia, UTET, Novara 2015;
  • Ambrodio Teodosio Macrobio, Saturnalia, I, 11, 36-40; I, 16, 8;
  • P. Ovidio Nasone, Ars Amatoria, libro II, 257-258;
  • Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, vol. XVIII, 2;
  • Plutarco, Βίοι Παράλληλοι (Vite parallele), Romolo, XXIX; Camillo, XXXIII;
  • Marco Terenzio Varrone, De lingua Latina, libro VI, 18;
  • Marco Terenzio Varrone, Rerum Rusticarum De Agricultura, I, 32;
  • Quinti Settimio Fiorente Tertulliano, De spectaculis, cap. V; VIII, 3.
Share