Il Mausoleo di Agrippa

Mare pacavi a praedonibus. Eo bello servorum, qui fugerant a dominis
suis et arma contra rem publicam ceperant, triginta fere millia capta
dominis ad supplicium sumendum tradidi. Iuravit in mea verba tota Italia
sponte sua et me be[lli] quo vici ad Actium ducem depoposcit. Iuraverunt in
eadem ver[ba provi]nciae Galliae, Hispaniae, Africa, Sicilia, Sardinia.

Res Gestae Divi Augusti, 25


Marco Vipsanio Agrippa fu il generale, l’amministratore e l’amico più fidato di Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto, e il nome del primo imperatore di Roma sarà sempre legato al suo.

Oltre a essere un abilissimo comandante militare, come dimostrato in battaglie campali e navali, fu un talentuoso amministratore, ingegnere e architetto, colui che ha donato a tutto l’Impero romano, e in particolare alla città di Roma, numerose infrastrutture e alcuni dei suoi più splendidi monumenti che ancora oggi, in parte, possiamo ammirare.

Il luogo di sepoltura di un personaggio storico così importante è tutt’oggi oggetto di dibattito.

Busto di Agrippa, Museo dell’Ara Pacis, Roma (di A. Patti)

AL FIANCO DI OTTAVIANO

Non abbiamo molte notizie sulla famiglia d’origine di Agrippa, gli studiosi non sono concordi neppure sulla sua nascita nella cittadina laziale di Arpino. D’altronde il nome della gens Agrippa è conosciuto, seppur estremamente raro, ma allo stato attuale non esistono testimonianze di una gens Vipsania.

Sappiamo che Agrippa nacque nel 63 a.C., era quindi coetaneo di Ottaviano, e probabilmente venne cresciuto e addestrato insieme al futuro Augusto. Durante la loro giovinezza, i due divennero grandi amici. Entrambi furono ufficiali di cavalleria nel 45 a.C., in particolare nella battaglia di Munda (in Spagna), sotto il comando di Giulio Cesare, che andava così a concludere la guerra civile contro i pompeiani.

Quando Cesare decise di adottare il nipote tramite testamento, lo allontanò da Roma, dirigendolo verso Apollonia (in Grecia) per terminare i suoi studi. Lì il futuro Augusto si recò, insieme ad Agrippa e a Gaio Cilnio Mecenate, formando quel formidabile trio che in futuro avrebbe governato Roma, rendendola la capitale di un Impero.

Effigie di Agrippa con la corona donatagli in merito alle sue gesta nella battaglia di Azio. By Classical Numismatic Group, Inc. http://www.cngcoins.com, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17363627

LA STORIA DI UN CONDOTTIERO

Fu dopo la morte di Giulio Cesare, avvenuta alle Idi di Marzo del 44 a.C., che la figura di Ottaviano divenne sempre più importante, e di riflesso anche quella di Agrippa. Alla notizia dell’uccisione di Cesare, Ottaviano tornò subito a Roma, mentre Agrippa rimase in Oriente, a capo della Legione III Macedonica. L’eredità di Cesare consisteva nella maggior parte delle sue proprietà, insieme a una grande fortuna in denaro, il nome e una posizione sociale e politica che impegnarono da subito l’appena diciannovenne Ottaviano.

Nonostante gli iniziali tesi rapporti con i cesariani, in particolare con Marco Antonio che si era proposto come erede politico di Cesare, il nemico comune rappresentato dai cesaricidi permise nel 43 a.C. di arrivare alla creazione del cosiddetto secondo Triumvirato, formato da Ottaviano, Marco Antonio e Marco Emilio Lepido. Quest’alleanza portò, l’anno successivo (42 a.C.), alla battaglia di Filippi, nella quale Marco Antonio e Ottaviano, col sostegno di Agrippa, sconfissero Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino, che nel frattempo si erano organizzati militarmente.

Negli anni seguenti, Ottaviano e Agrippa rimasero impegnati sui campi di battaglia. Dopo aver sedato i disordini nella Gallia Transalpina e fondato l’attuale Colonia (in Germania), Agrippa tornò nel Mediterraneo per aiutare l’amico, sconfiggendo Sesto Pompeo (figlio di Pompeo Magno) nella battaglia di Nauloco del 36 a.C. Per questa campagna militare Agrippa, nominato comandante della flotta romana, s’impegnò nell’addestramento degli uomini e nella progettazione di strumenti militari utili in una battaglia navale, come l’arpax1, conducendo i suoi alla vittoria nella cosiddetta guerra siciliana (poiché Sesto Pompeo aveva la sua base operativa in Sicilia)2 .

Ottaviano e Agrippa combatterono nuovamente insieme nella cosiddetta guerra illirica. In particolare, durante l’assedio della città di Metulum (attuale Cakovac), nel 35 a.C., per risollevare il morale delle spaventate truppe, Ottaviano e Agrippa si lanciarono senza timore sull’ultimo ponte rimasto in piedi che li portò alla conquista della città.

Agrippa fu fondamentale persino nella guerra tra i due ultimi triumviri rimasti: Ottaviano e Marco Antonio. La decisiva battaglia di Azio (in Grecia) del 31 a.C. permise il successivo assedio e la conseguente presa di Alessandria d’Egitto nel 30 a.C. Questo portò alla totale sconfitta di Marco Antonio e Cleopatra, ponendo fine alla guerra civile tra l’erede designato da Cesare e il suo fedele luogotenente.

Roma, Pantheon, Storico, Italia
Il Pantheon, voluto da Agrippa nel I secolo a.C. e ricostruito durante il regno di Adriano nel II secolo a.C., Chiesa di Santa Maria ad Martyres, Roma

IL SOLERTE AMMINISTRATORE DELL’IMPERO

Dopo essere stato eletto console, nel 37 a.C., Agrippa divenne edile, nel 33 a.C., prendendo le redini di quella magistratura che sovrintendeva alla vita quotidiana e all’organizzazione di tutte le manifestazioni nelle città romane.

Grazie a questo incarico, Agrippa fornì Roma di nuove infrastrutture quali forme di publica magnificentia. Soprattutto acquedotti, dato il suo ruolo di curator aquarum, facendo edificare l’acquedotto Giulia ad esempio. Oltre a nuovi edifici pubblici, strade, pozzi, cisterne e fontane3; insieme alla riparazione di strutture già esistenti, come l’acquedotto Marciano e il restauro delle fogne. Nel suo ruolo di edile, Agrippa fu l’organizzatore di giochi, aumentando a 59 giorni la durata dei Ludi Pubblici, e di eventi nei quali veniva distribuito cibo e buoni per l’acquisto di vari beni di prima necessità e vestiti. La definizione della città e le donazioni popolari avevano l’obiettivo di dimostrare come Ottaviano Augusto fosse generoso col popolo di Roma, giacché nessuna di queste iniziative venne pagata coi soldi dell’erario statale.

Agrippa fu un ingegnoso architetto e un costruttore, di lussuose terme e altri edifici pubblici, come i Saepta Iulia, un complesso dedicato a Giulio Cesare, costruito per le assemblee e le votazioni della plebe, ma usato per spettacoli gladiatori, naumachie, e come mercato. Utili alla raccolta delle derrate alimentari invece, erano gli Horrea Agrippiana, nella zona del Foro Romano. E poi il famosissimo Pantheon, tempio per il culto dell’imperatore e degli dei protettori di Roma, che oggi conosciamo nella sua sistemazione adrianea.

Pianta di Roma con l’indicazione degli Horrea Agrippiana (in verde), del Pantheon (in blu) e del’area occupata dai Saepta Iulia (in rosso). Da Google Maps, rielaborazione di A. Patti.

Inoltre, come custode della morale pubblica, scacciò dalla città quegli astrologi e maghi che offendevano l’antica religione romana.

Il grande condottiero si dimostrò un eccezionale amministratore anche nelle province. In Gallia riformò l’amministrazione e il sistema delle tasse, e si preoccupò di farvi costruire dei nuovi e più efficaci sistemi di strade e di acquedotti. Ad Atene fece edificare un grandioso Odeon4 nell’agorà, mostrandosi nelle vesti di educatore; gesto ripagato con un monumento costruito in suo onore accanto ai Propilei, l’accesso monumentale all’Acropoli, nella quale il condottiero volle costruire un tempio consacrato a Roma e al genio di Augusto.

Agrippa si occupò persino di geografia: fu sua l’iniziativa che portò alla redazione di una mappa geografica di tutto l’Impero, che poi venne incisa su una lastra marmorea collocata in un portico, dov’era visibile a tutti.

Dopo la battaglia di Azio, Agrippa divenne il braccio destro di Ottaviano. Il condottiero fu scelto nuovamente come console nel 28 e nel 27 a.C., e proconsole e governatore della Siria nel 23 a.C.. Infine, dal 19 a.C. ottenne la potestà tribunizia, cioè il potere dei tribuni della plebe.

Iscrizione della Res Gestae Divi Augusti, Museo dell’Ara Pacis, Roma (di A. Patti).

AGRIPPA SUCCESSORE DI AUGUSTO

Agrippa fu uno degli uomini di potere più importanti della Roma augustea. Come soprascritto, dopo aver ricoperto numerose cariche pubbliche infine divenne tribuno, col potere di proporre qualsiasi legge e di convocare il Senato e l’assemblea popolare. Mentre in qualità di proconsole, il suo peso era maggiore rispetto a qualunque altro comandante militare.

Se Ottaviano Augusto fosse morto improvvisamente, Agrippa avrebbe potuto mantenere integro l’Impero, dato che nei fatti ne deteneva già in parte il potere5. Era chiaramente un possibile successore di Augusto, ma non era il miglior candidato soprattutto per l’età.

Quando Augusto si ammalò gravemente nel 23 a.C. e si temeva che potesse morire, sembrava inevitabile che Agrippa gli succedesse, dato che il Princeps gli aveva anche consegnato il proprio anello con il sigillo imperiale. In seguito, Augusto cominciò a preferirgli Marco Claudio Marcello, figlio di sua sorella Ottavia e Gaio Claudio Marcello; motivo per il quale Agrippa scelse di allontanarsi dall’amico e stabilirsi a Mitilene (nell’isola di Lesbo, in Grecia)6, da dove governava la Siria.

I due si riappacificarono dopo la morte di Marcello (23 a.C.), la cui vedova, Giulia, figlia di Ottaviano, venne data in sposa proprio ad Agrippa. Tuttavia, nella lista di successione, davanti ad Agrippa stavano innanzitutto i figli che lui ebbe da Giulia: Gaio e Lucio Cesare (che però morirono molto giovani e prima di Augusto, rispettivamente nel 4 e nel 2 d.C.).

Alla fine, anche Agrippa morì prima di Ottaviano Augusto, nel 12 a.C., mentre era impegnato in una campagna militare per sedare le ribellioni nell’Illirico (la parte nordoccidentale della penisola balcanica). Cassio Dione7 racconta come Augusto organizzò per lui un funerale di Stato solenne, tenendo personalmente l’elogio funebre e osservando un mese di lutto.

Le ceneri di Agrippa furono collocate nel mausoleo della dinastia giulio-claudia, che Ottaviano aveva già fatto costruire.

Il Mausoleo di Augusto, Roma (di A. Patti).

IL MAUSOLEO DI AUGUSTO

Ottaviano cominciò a far progettare e costruire il proprio monumento funerario dopo la battaglia di Azio. La sua realizzazione accompagna i successi di riformatore politico quale Augusto è stato, consolidando l’Impero Romano, promuovendo la creazione di varie infrastrutture, dando stabilità al sistema monetario, garantendo la pace. Sotto la sua guida Roma divenne la sua capitale, una città monumentale. E mentre faceva la Storia, Augusto si occupava di costruire la memoria di essa, indicando come sarebbe stata conservata e tramandata.

Il Mausoleo di Augusto, la più grande tomba circolare del mondo, ha una forma che ricorda i sepolcri etruschi, ma il nome deriva dalla cultura greca. Da Mausolo, satrapo (re) della Caria, che nel IV secolo a.C. per primo si fece costruire un monumento funerario grandioso, il cosiddetto Mausoleo di Alicarnasso (l’odierna Bodrum, in Turchia), considerato una delle sette Meraviglie del Mondo Antico.

All’esterno del Mausoleo di Augusto, coi giardini aperti al pubblico, si trovavano delle tavole bronzee che riportavano le Res Gestae Divi Augusti, il testamento-racconto delle imprese politiche di Augusto, da lui stesso redatto, che oggi è possibile leggere sul muro del Museo dell’Ara Pacis.

All’interno invece, la struttura era dominata dalla cella contenente le urne con le ceneri degli esponenti della famiglia giulio-claudia. È altamente probabile che le ceneri di Agrippa furono, almeno inizialmente, conservate qui. Avendo sposato ben due donne appartenenti alla famiglia di Augusto (prima la nipote, Claudia Marcella Maggiore, e poi la figlia, Giulia) ne aveva tutto il diritto.

Tuttavia, Cassio Dione8 scrisse, lasciandoci un’informazione preziosa, che Marco Vipsanio Agrippa possedeva un monumento sepolcrale privato.

Il Mausoleo di Agrippa
Veduta di Piazza del Popolo a Roma, con la possibile localizzazione della piramide di Agrippa (da Google Earth, rielaborazione di A. Patti).

IL MAUSOLEO DI AGRIPPA

Da un punto di vista politico, la battaglia di Azio ha segnato la fine delle guerre civili e l’assoggettamento dell’ultimo regno orientale, che divenne ufficialmente provincia romana, dando inizio al Principato augusteo. Dal punto di vista culturale, quella vittoria causò la diffusione di uno stile nuovo, ispirato anche al mondo nautico e marittimo, fondendo la tradizione egizia con i rimandi ideologici alle battaglie sul mare vinte da Ottaviano, ma soprattutto Agrippa. Così, durante l’età augustea, fregi nilotici, delfini, rilievi marini, obelischi e piramidi giunsero e invasero la Città Eterna.

In particolare, la piramide, glorioso e imponente monumento funerario tipico dei faraoni d’Egitto, si diffuse anche a Roma. Quella più famosa e ancora oggi visibile è la piramide di Gaio Cestio Epulone, situata vicino la Porta Ostiense. Pare che anche il monumento sepolcrale del braccio destro di Augusto fosse una piramide.

Piramide
La Piramide Cestia

Gaio Cestio aveva fatto decorare esternamente la propria, collocando per ogni angolo della base della piramide una statua posta su alta base. Una di queste ultime riporta un epigrafe coi nomi dei suoi eredi: Marco Valerio Messalla Corvino e Marco Vipsanio Agrippa, entrambi consoli di Roma.

Entrambi ereditarono anche il tipo di sepoltura usato da Gaio Cestio, e si fecero costruire delle piramidi come monumenti funerari, collocandole una accanto all’altra ai lati della Via Lata, la strada urbana che proseguiva nella via consolare Flaminia, e che oggi corrisponde a Via del Corso.

Esattamente come la piramide di Gaio Cestio, anche quelle di Messalla Corvino e Agrippa furono poste quindi ai lati di uno degli ingressi della città, in questo caso occupando una parte del campus Agrippae, i giardini di Agrippa. Andrea Carandini9 suggerisce d’individuare la collocazione di questi due monumenti nei nuclei delle chiese in Piazza del Popolo, ai lati dell’inizio di Via del Corso. Per la precisione, la piramide di Agrippa avrebbe occupato la posizione che oggi prende la Chiesa di Santa Maria dei Miracoli; mentre la Chiesa di Santa Maria di Montesanto (anche nota come “chiesa degli artisti”) avrebbe preso il posto del sepolcro di Messalla Corvino.

Tuttavia, molti archeologi ipotizzano che il mausoleo di Agrippa, non bene identificato ma eretto in campo (cioè nel Campo Marzio), come riporta Cassio Dione10, doveva trovarsi nell’attuale Piazza Sforza Cesarini. Altri invece, collegandosi ad alcuni frammenti della Forma Urbis Severiana, indicano un’area tra quelle della Villa Pubblica e le Terme di Agrippa, in prossimità dell’odierna Via del Gesù, sempre nell’antico Campo Marzio.

Il Mausoleo di Agrippa
Pianta di Roma con l’indicazione dei possibili siti della sepoltura di Agrippa. Chiesa di Santa Maria dei Miracoli (in verde), Piazza Sforza Cesarini (in rosso), Via del Gesù (in blu). Da Google Earth, rielaborazione di A. Patti.

Marco Vipsanio Agrippa fu certamente un uomo d’azione, sempre in movimento. Svetonio scrisse11 che Augusto lo trovava spesso incapace di essere paziente. Estremamente leale e dotato di grande disciplina, Agrippa ha chiaramente dimostrato moltissime capacità in più ambiti, oltre a quello militare, quello amministrativo e tecnico, svolgendo ogni compito con una solerzia unica. Solo la sua morte costrinse Augusto a creare dei ruoli amministrativi per delle mansioni di cui prima si occupava il solo Agrippa. Ma, allo stesso tempo, Agrippa fu un uomo così altruista e generoso da rinunciare continuamente a riconoscimenti e trionfi per i propri successi, preferendo proiettare i suoi meriti su Augusto.

Fu certamente una delle figure più importanti della Storia romana, inserendosi a pieno titolo tra i suoi più illustri condottieri e uomini di Stato.

Antonietta Patti


NOTE

  1. Un marchingegno che consentiva di sparare un rampino con gancio metallico, il quale era usato per agganciare la nave avversaria e permetterne l’abbordaggio.
  2. Velleio Patercolo, Historiae Romanae ad M. Vinicium libri duo, libro II, 77-81.
  3. Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XXXVI, 121.
  4. Una sorta di teatro coperto, una sala da concerto e conferenze.
  5. Tacito, Annales, I, 3.
  6. Svetonio,Vite dei Cesari, Augusto, 63-66.
  7. Cassio Dione, Historia Romana, LIV, 28.
  8. Historia Romana, LIV, 28.
  9. A. Carandini, La Roma di Augusto in 100 monumenti, Novara 2014.
  10. Historia Romana, LIV, 28.
  11. Svetonio,Vite dei Cesari, Augusto, 66.

Bibliografia

  • AA.VV., Città e architettura nella Roma imperiale, L’Erma di Bretschneider, Roma 1983;
  • S. Ball Platner, T. Ashby, A Topographical Dictionary of Ancient Rome, Oxford University Press, Londra 1929;
  • L. Bessone, R. Scuderi, Manuale di Storia romana, Monduzzi, Bologna 2011;
  • M. C. Capanna, “Regione VII. Via Lata”, in (a cura di) A. Carandini, P. Carafa, Atlante di Roma Antica. Biografia e ritratti della città, vol. I, Mondadori, Milano 2012, pp. 493-541;
  • A. Carandini, La Roma di Augusto in 100 monumenti, UTET, Novara 2014;
  • Carta Archeologica di Roma, Tavola II, Ministero della Pubblica Istruzione, Firenze 1964, p. 74, n. II D2a;
  • M. T. D’Alessio, Regione IX. Circus Flaminius, in (a cura di) A. Carandini, P. Carafa, Atlante di Roma Antica. Biografia e ritratti della città, vol. I Mondadori, Milano 2012, pp. 493-541, II, tav. 4;
  • Cassio Dione Cocceiano, Storia Romana (Collana Classici greci e latini), trad. di A. Stroppa, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2009;
  • E. von Hesberg, Monumenta. I sepolcri romani e la loro architettura, Longanesi, Milano 1992;
  • Z. Mari, s.v. Messal(l)ae marmora, saxa, in LTUR Suburbium, IV, 2006; pp. 67-68;
  • Plinio il Vecchio, Storia naturale, Vol. II, trad. di M. L. Domenichi, Tipografia di Giuseppe Antonelli, Venezia 1844;
  • J. M. Roddaz, Marcus Agrippa, Ecole française de Rome, Roma 1984;
  • Publio Cornelio Tacito, Annali, (Collana classici greci e latini), trad. di B. Ceva, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1981;
  • C. Svetonio Tranquillo, Vite dei Cesari (Collana Classici greci e latini), trad. di F. Dessì, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1982;
  • Velleio Patercolo, Storia romana (Collana Classici greci e latini), trad. di R. Nuti, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2001;
  • P. Zanker, Augusto e il potere delle immagini, trad. di F. Cuniberto, Einaudi, Torino 1989.
Share