The Unusual Italy – Il Circo Massimo

Bentrovati cari amici di Capitolium, per la seconda tappa dell’insolito itinerario archeologico per Roma, sempre insieme a The Unusual Italy – l’Italia insolita! Vi avevo promesso che quest’oggi avremmo visto il massimo, ed infatti, dopo aver visitato le Terme di Caracalla la scorsa settimana, che ne dite di fare una bella passeggiata a piedi ed andare al Circo Massimo?

Per arrivare qui con la metro, la fermata è sempre la stessa delle Terme di Caracalla: linea B (quella blu), fermata Circo Massimo.

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Di Victor R. Ruiz from Arinaga, Canary Islands, Spain – Circus Maximus, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=72170705

Prima di entrare nel vivo dei nostri resti archeologici, voglio dirvi due parole sui circhi dell’Antica Roma, perché non avevano nulla a che fare con quello che noi, oggi, intendiamo con quella parola; infatti, i romani che andavano al Circo, non lo facevano per vedere acrobati, mimi o clown, ma erano dei luoghi nei quali si disputavano le gare di corsa degli animali, soprattutto cavalli che trainavano i carri. Una sorta di ippodromo, se vogliamo paragonarlo a qualcosa di moderno.

Il nome “Circo” deriva dal giro che i carri facevano intorno al suo perimetro: infatti “circum” in latino significa “intorno”. Esternamente assomigliavano ai classici anfiteatri, con due o tre ordini di arcate sovrapposte, ma di forma allungata rispetto agli altri anfiteatri perché, di media, i circhi erano lunghi intorno ai 600 metri e larghi più o meno 110 metri. All’interno era presente una cavea, la gradinata dove si sedevano gli spettatori, e la pista dove venivano praticate le corse; inoltre, al centro della pista, era posizionato un muro in pietra o in muratura, chiamato “spina”, che serviva da divisorio tra le corsie; la pista vera e propria era generalmente in sabbia gialla. Alle due estremità della “spina” vi erano due piattaforme semicircolari, chiamate “metae” o due colonne che segnalavano il punto dove curvare.

Tutti i circhi, soprattutto quelli più importanti dell’Impero, erano dei luoghi molto bene organizzati ed avevano al loro interno, oltre alle rimesse dove venivano posizionati i carri e i cavalli che gareggiavano, chiamate “carceres” (una sorta di moderno pit-stop), anche delle botteghe, posizionate di solito all’ingresso dello stadio, dove gli spettatori potevano trovare ogni genere di conforto: dal cibo alle bevande fino ad arrivare a trovare anche dei lupanari, ossia i luoghi dove sostavano le cortigiane ben disposte, e questo perché i giochi potevano durare anche dalla mattina fino al tramonto. All’interno dello stadio, proprio tra la pista e le gradinate, era di solito prevista anche una piattaforma con dei comodi sedili in legno, ad uso esclusivo dei Vip che volevano seguire i giochi.

Di solito, i circhi venivano costruiti vicino al palazzo imperiale, così che l’imperatore poteva godersi lo spettacolo senza fare troppa strada; per questo particolare, non erano molte le città che potevano permettersi un circo al proprio interno, un po’ per una questione di spazio, un po’ perché il mantenimento delle scuderie era davvero molto costoso.

Ma nel circo si svolgevano anche altri giochi oltre alle corse e ai combattimenti tra gladiatori: spesso c’erano, soprattutto come intermezzi, degli spettacoli di saltimbanchi, oppure venivano svolte delle partite di caccia o combattimenti con gli animali, ma anche sfilate equestri, corse a piedi o rappresentazioni di antiche e gloriose battaglie; e che dire di quando la pista del Circo Massimo veniva inondata con le acque del Tevere e venivano combattute le “naumachiae”, ossia le simulazioni di combattimenti navali? insomma, il circo era un’arena ludica a 360°.

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Di Nicholas Gemini – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=69267643

C’è anche un’interessante leggenda legata al Circo romano: infatti pare che Romolo organizzò una corsa di carri poco dopo la fondazione della città di Roma come pretesto per distrarre i Sabini (i precedenti abitanti della zona) che erano notoriamente dei fan sfegatati di questo genere di spettacolo; mentre tutti erano allo stadio a godersi le corse, Romolo ed i suoi uomini, anche loro tra gli spalti, estrassero le spade e rapirono le figlie non maritate dei Sabini, dando così origine al Ratto delle Sabine.

Ma entriamo nel vivo del circo che più ci interessa oggi, e che possiamo tranquillamente definire IL circo, perché l’hanno chiamato Massimo non a caso! Oggi, purtroppo, rimangono delle piccole tracce di ciò che un tempo fu la maestosità di questo stadio: è rimasto il grande spalto che ci fa immaginare la forma, i resti delle gradinate, la pista e l’aiuola centrale che suggerisce dove era posizionata la spina. Ad oggi ha ancora il primato di più grande arena ludica mai costruita dall’uomo! Costruito nel II secolo a.C. il “Circus Maximus” misurava 600 metri di lunghezza e 140 di larghezza e la sua funzione principale era quella di ospitare i “Ludi Romani” in onore di Giove. Le fonti non sono univoche sulla capienza che questo stadio avrebbe avuto: si passa infatti da 150.000 fino a 480.000 persone. Comunque sia, era di sicuro un numero ragguardevole.

La storia del Circo Massimo però è molto più antica di quello che noi vediamo con i suoi resti. Le sue origini si possono infatti far arrivare fino al VI secolo a.C. quando Tarquinio Prisco, quinto re di Roma, fece creare uno spiazzo fatto di “arena” (trad: sabbia) tra il colle Palatino e quello dell’Aventino, dove poter far correre i carri trainati da cavalli; ed è proprio qui che sarebbe avvenuto il famoso Ratto delle Sabine. La sua prima versione fu in legno ma, dopo due grandi incendi, nel 31 a.C e nel 64 d.C., che lo distrussero completamente, fu deciso da Traiano, nel 103 d.C., di ricostruire lo stadio in pietra e marmo. L’impero romano era al culmine della sua potenza, e questo stadio ne sarebbe stata la prova.

Mettetevi davanti ai resti che rimangono e socchiudete gli occhi: davanti a voi sorge un anfiteatro ellittico, grande, grandissimo, alto tre piani, con portici ad arco e scale in marmo ed in legno. Anche la cavea, ossia le gradinate dove si sedevano gli spettatori, era in marmo. Percorrete le gallerie che un tempo portavano alla cavea e osservate bene anche i resti delle latrine (quelle, però, non erano in marmo!). Lungo la strada basolata esterna vedrete una grande vasca-abbeveratoio dove venivano portati i cavalli e visiterete le stanze, ormai vuote, dove erano posizionate le botteghe di cui vi parlavo prima: a parte i lupanari e le locande, qui erano posizionate le lavanderie, i magazzini, gli “ufficidei cambiavalute che erano estremamente necessari per assecondare i giri di scommesse che giravano (scusate il gioco di parole) attorno alle corse. Vi riuscite ad immaginare quanto brusio e quanta vitalità poteva essere presente in queste stanze?

The Unusual Italy - Il Circo Massimo
Di MM – https://en.wikipedia.org/wiki/File:RomaCircoMassimoRestiSud1.JPG, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=164713

Continuando il giro, nella zona centrale dell’emiciclo potrete ancora vedere le basi dell’Arco di Tito grazie alle quali, gli archeologi, sono riusciti a scoprire le dimensioni totali che quest’arco aveva: vi dico solo che le colonne erano alte almeno 10 metri. Un’altra cosa che vedrete durante la vostra visita è la medievale Torre della Moletta, del XII secolo, quando faceva parte di un mulino ad acqua, nel periodo di riutilizzo del sito come vigna o come orti. Non dimenticate di entrare nella Torre della Moletta, di salire le sue scale (tranquilli è stata restaurata da poco, tutto il percorso è in totale sicurezza) e di arrivare fino in cima ad essa, per godervi uno splendido panorama sull’area archeologica. Vi assicuro che potrete scattare delle bellissime foto.

Ora volgete lo sguardo verso la parte centrale del Circo, dove era posizionata l’arena, fulcro dell’azione: lì al centro era posizionata la spina, in marmo anch’essa; immaginatela grande, molto grande, così tanto da ospitare due obelischi (che ora si trovano uno sulla piazza San Giovanni Laterano e l’altro in piazza del Popolo) ed un tempietto del Sole, contenente statue e colonne onorarie. Sempre sulla spina, inoltre, erano posizionate sette uova (non uova vere, ma statue di uova molto grandi) e sette delfini, che servivano per contare i giri della corsa.

Siete riusciti ad immaginare tutto questo? Se si, sono contenta per voi; se invece avete faticato un po’ a vedere tanta magnificenza uscire dalle pietre che avete di fronte, non temete, perché c’è un sistema che può aiutarvi! Mi sto riferendo a “Circo Maximo Experience”, un innovativo progetto in realtà aumentata (AR) e virtuale (VR) che consente di visitare il Circo Massimo in tutte le sue fasi storiche, con l’aiuto di un visore immersivo e auricolari stereofonici. Il percorso studiato per farvi immergere nella vita del Circo Massimo dura all’incirca 40 minuti ed è costruito in 8 tappe: la Valle e le origini del Circo, il Circo da Giulio Cesare a Traiano, il Circo in età imperiale, la Cavea, l’Arco di Tito, le Botteghe, il Circo in età medievale e moderna ed, infine, un giorno al Circo. Il biglietto d’ingresso comprensivo di “Circo Maximo Experience” costa 12€ per l’intero e 10€ per il ridotto, ed è possibile avere una tariffa “famiglia” al prezzo di 22€ (due adulti + figli under 18). Se invece volete visitare l’area archeologica senza l’esperienza virtuale, i biglietti d’ingresso costano 5€ l’intero e 4€ il ridotto. Per quanto riguarda gli orari di apertura, purtroppo in questo momento non c’è la possibilità di visitare il Circo Massimo in quanto l’ultimo Dpcm ha chiuso tutti i musei, mostre e parchi per l’emergenza Coronavirus; in attesa che la situazioni migliori, l’unico consiglio che mi sento di darvi è quello di controllare il sito della sovrintendenza (www.sovraintendenzaroma.it) prima di organizzare la vostra visita per avere tutte le informazioni necessarie ed aggiornate.

The Unusual Italy - Il Circo Massimo
Illustration from Brockhaus and Efron Encyclopedic Dictionary (1890—1907)

Come sempre vi do alcuni brevissimi consigli su cosa vedere nei dintorni del Circo Massimo prima di salutarvi:

  • un altro punto panoramico che può aiutarvi a capire la grandezza del Circo Massimo è la terrazza del Belvedere di Romolo e Remo, una tappa obbligata prima di lasciare il sito archeologico.
  • il Roseto di Roma Capitale, o Roseto Comunale, è unico al mondo per la sua splendida posizione ed è attivo fin dal III secolo a.C. quando Tacito, nei suoi Annales, nomina un tempio dedicato alla dea Flora. Nei secoli, qui hanno trovato posto anche gli Orti degli Ebrei, con annesso piccolo cimitero: questa destinazione d’uso sacra è commemorata da una piccola stele all’ingresso e i vialetti che dividono le aiuole hanno assunto la forma di menorah, il candelabro a sette bracci, simbolo dell’Ebraismo. Qui si trovano le rose botaniche, antiche e moderne, e tutte le tipologie di rose che hanno vinto il “Premio Roma” dal 1933 ad oggi. In tutto il Roseto ospita 1100 specie diverse di rose, provenienti da tutto il mondo. Tra le più curiose troviamo la Rosa Chinensis Virdiflora, che ha i petali di colore verde, la Rosa Chinesis Mutabilis, che cambia colore dei petali con il passare dei giorni, e la Rosa Foetida, che come ci è suggerito dal nome, non è di certo profumata.
  • Parco Savello, meglio conosciuto come Giardino degli Aranci: come si può non visitare un luogo con il nome così romantico ed evocativo? Questo è un parco di quasi 8000 metri quadri di superficie e che, al suo interno, ospita numerose piante di aranci amari. È un giardino estremamente piacevole da frequentare, con un bellissimo belvedere e una simpatica fontana all’ingresso realizzata da Giacomo della Porta.

Ed anche questa tappa dell’insolito itinerario archeologico per Roma si è conclusa. Grazie mille per essere stati con noi, The Unusual Italy – l’Italia insolita vi dà appuntamento per la prossima settimana, sempre qui, tra le pagine virtuali di Capitolium.

Foto anteprima: Di Rabax63 – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=58825738

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