30 marzo – Celebrazioni in onore della Dea Salus

Nell’antica Roma, il 30 marzo coincideva con le celebrazioni in onore della dea Salus. Equivalente alla dea greca Igea, dalla quale ha preso ispirazione, la Salus rappresentava per i Romani la dea della salute e del benessere. Nelle usanze greche, infatti, Igea veniva invocata per prevenire malattie e danni fisici, mentre suo padre Asclepio si occupava della cura della malattia quando già aveva intaccato l’uomo. Analogamente a Igea, Salus simboleggiava il concetto di prevenzione, del vivere bene per stare in salute e nel benessere.

Per i Romani la prevenzione per la salute era molto importante, ed è espressa molto bene da Plauto, che nel suo motto affermava: «Valete atque adiuvate ut vos serves salus», ovvero «datevi da fare per conservare la vostra salute».

La dea Salus era rappresentata come una giovane e bella donna con in mano una coppa d’acqua (patera), probabilmente a simboleggiare la vita, con la quale veniva alimentato un serpente, spesso avvolto intorno ad un altare. Il serpente era il simbolo della Madre Terra: la dea nutriva la terra e tutti i suoi esseri viventi, tra cui gli uomini.

Nell’età repubblicana Salus veniva spesso ritratta seduta con le gambe incrociate e il braccio destro (col quale sorreggeva la patera) appoggiato su un bracciolo di un trono. Nel periodo imperiale, invece, era rappresentata molto spesso in piedi mentre afferra un serpente, intenta a nutrirlo con l’altra mano.

Nonostante fosse considerata inizialmente come una divinità minore, in epoca repubblicana le venne dedicato un tempio. Si tratta dell’Aedes Salutis, che si trovava nei pressi della Porta Salutaris (che prendeva il nome proprio dal tempio), nei pressi dell’odierno palazzo del Quirinale. Era stato costruito tra il 306 e il 303 a.C. per volere del console Gaio Giunio Bubulco.

Nel 180 a. C. circa cominciarono i primi sacrifici in suo onore, mentre solo nell’11 a. C., con l’imperatore Augusto, venne posta una statua della Salus nel tempio della Concordia, situato nel Foro Romano.

Come detto, la festa in onore della Salus veniva celebrata il 30 marzo. Macrobio nei suoi scritti afferma che in questo giorno chiunque avesse invocato la dea avrebbe adempiuto ai suoi compiti, a patto che non si fosse lavorato. Quindi, per invocare la salute, era necessario interrompere ogni attività lavorativa, con conseguente danno economico.

Dopo essere caduto in disuso per molti anni, il rito celebrativo della Salus venne reintrodotto ufficialmente da Augusto nel 29 a. C.. Nel 10 a. C. l’imperatore le dedicò un altare per celebrare il rito annuale, il Salus Augusta.

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