Il sito archeologico di Afrodisia

Afrodisia è un’antica città della Caria, regione storica nell’ovest dell’Anatolia (corrispondente all’odierna Turchia). Situata su un altopiano di circa 600 metri d’altezza presso la valle del fiume Meandro, la città di Afrodisia prende il suo nome dalla dea dell’amore e della bellezza Afrodite (Venere per i Romani), alla quale è stato dedicato un tempio. Afrodisia e il suo sito archeologico si trovano attualmente nei pressi del villaggio di Geyre.

Il primo insediamento umano nella regione della Caria risale al VI millennio a. C., in età neolitica. Successivamente sono stati rinvenuti i resti di sette successivi strati di abitato, a partire dall’età del bronzo. I materiali più antichi ritrovati ad Afrodisia, come le ceramiche, sono datati tra il 2700 e il 2600 a. C., mentre alcune strutture sono più tarde, datate tra il 2300 e 2200 a. C., costruite in mattoni crudi e intelaiatura lignea su base in pietra.

Tra il 2200 e 1600 a. C. Afrodisia era inserita nella rete commerciale e culturale che comprendeva le città circostanti dell’Anatolia, compresa Troia. Dal 1600 a. C. si interruppe questa unità culturale con le altre comunità, compresi gli scambi commerciali con l’estero. Intorno al VI secolo a. C., Afrodisia cominciò a subire l’influenza culturale e artistica della vicina Grecia. Sono stati rinvenuti infatti diversi frammenti di ceramica greca e ionica del VI e V sec. a. C., anche se la ceramica lidia costituisce l’unica produzione di alta qualità quantitativamente significativa, ad attestare il forte legame culturale con questa regione.

Abbiamo detto poc’anzi che la città è dedicata al culto di Afrodite. Lo storico e geografo Stefano di Bisanzio ha cercato di ripercorrere l’ordine cronologico dei nomi attribuiti alla città, secondo il quale è il seguente: città dei Lelegi, Megale polis, Ninoe ed infine Afrodisia.

Il nome Megale polis è un chiaro richiamo alla presunta grandezza della città, anche se è stato accertato che Afrodisia si sia sviluppata solo tra il II e I sec. a. C.. Prima di allora l’elemento caratterizzante dell’insediamento non è l’abitato, ma il santuario (fondato intorno al III sec. a. C.). Una spiegazione verosimile di questo nome ci è fornita dallo storico R. Pierobon Benoit, secondo il quale l’aggettivo Megale non sarebbe attribuito alla città, ma alla divinità: il significato diventa quindi “città della Grande (dea)”. Il nome Ninoe, invece, è stato collegato all’epiteto Nin-Nana di Astarte, oppure a Ninos, leggendario re dell’Assiria, fondatore di Ninive e marito di Semiramide.

Di fatto la fondazione di Afrodisia come vera e propria entità urbana non si colloca prima del II sec. a. C., quindi la città in precedenza risultava essere un insediamento rurale poco sviluppato, il cui punto centrale era proprio il santuario dedicato alla dea.

Nel 167 a. C. i territori a sud del fiume Meandro, compresa Afrodisia, divengono indipendenti da Rodi. La regione quindi entra nell’orbita di Roma. Nel 133 a. C. Roma riceve dal re Attalo III il regno di Pergamo, territorio dove verrà poi costituita la provincia romana d’Asia nel 126 a.C., che comprende anche la regione di Afrodisia.

Con la prima guerra mitridatica (scoppiata nell’89 a. C.), il re del Ponto Mitridate ottenne l’alleanza degli stati greci e delle città greche d’Asia, facendo leva sul sentimento patriottico in chiave antiromana. Roma, grazie soprattutto al console Lucio Cornelio Silla, si alleò con le città dell’Anatolia meridionale. Anche Afrodisia si schierò dalla parte dei Romani, partecipando attivamente al conflitto. Gli Afrodisiensi prestarono infatti soccorso al proconsole romano Quinto Oppio, asserragliato a Laodicea. Sebbene l’aiuto militare di Afrodisia non riuscì ad evitare la presa di Laodicea da parte delle truppe di Mitridate, i Romani apprezzarono il valore e la dedizione degli Afrodisiensi.

Secondo lo storico Appiano di Alessandria, a seguito di un responso dell’oracolo delfico, durante le guerre mitridatiche Silla inviò nell’82 a.C. al santuario di Afrodite una corona e una doppia ascia d’oro, che furono più tardi raffigurate sulle emissioni monetali. Probabilmente lo scopo di Silla era quello di rafforzare i sentimenti filoromani in questa parte dell’Asia Minore che già gli era stata accanto durante la guerra, in una zona che era appena stata attraversata da sollevazioni indipendentiste. Sempre per Appiano la scelta di tributare onori alla dea greca Afrodite potrebbe essere collegata alla connessione tra Venere, Enea (principe dei Dardani, popolo dell’Anatolia) e Roma. Afrodisia divenne quindi fedele alleata politica e militare di Roma anche per gli anni successivi.

Giulio Cesare concesse alla città qualche privilegio sul quale non abbiamo certezza, ma che potrebbe essere il diritto di asylum per il santuario di Afrodite e inoltre dedicò allo stesso tempio un Eros d’oro.

Nel 39 a.C. Ottaviano concede alla città lo status libero e una serie di privilegi. I privilegi concessi da Ottaviano, furono riconfermati dagli imperatori Adriano, Settimio Severo, Caracalla, Gordiano III e Decio. Proprio in età imperiale Afrodisia conobbe gli anni più floridi della sua storia, tant’è che per tutta la durata dell’Impero rimase una località importante sia per la presenza del santuario, che come centro di produzione artistica legato alle vicine cave di marmo.

Durante il III sec. d. C., Afrodisia divenne centro amministrativo di una provincia combinata di Caria e Frigia. Con la successiva divisione dell’Impero in due parti, Afrodisia seguirà l’evoluzione della parte orientale e poi dell’impero bizantino. Nel IV sec. d. C. Afrodisia fu messa a dura prova da alcuni terremoti che causarono gravi danni alla rete idrogeologica della città. Molti edifici vennero danneggiati e alcune parti della città furono soggette ad allagamenti. Con la diffusione del cristianesimo, nel V sec. d. C. il santuario dedicato ad Afrodite fu trasformato in una chiesa. Due secoli dopo è stato proposto il nome di Stauropolis per sostituire quello di Afrodisia, ma l’iniziativa ebbe scarso successo, in quanto in età bizantina la città veniva chiamata Caria, nome dal quale presumibilmente deriva il nome moderno Geyre.

Nel 640 d. C. la città subì un ulteriore terremoto, questa volta ancora più impetuoso e distruttivo. La città non venne mai riparata e venne abbandonata nel XIV secolo.

I primi scavi nella zona hanno avuto luogo tra il 1904 e 1905 e sono stati diretti da Paul Gaudin. Gli scavi riguardarono principalmente le Terme di Adriano e vennero recuperati sculture ed elementi decorativi in grande quantità. Nel 1937 furono intrapresi nuovi scavi dagli archeologi guidati da Giulio Jacopi, i quali si concentrarono soprattutto sulla zona dell’Agorà (la parte sud).

Nel 1961 un’equipe di archeologi americani si dedicarono nuovamente al sito di Afrodisia, concentrandosi soprattutto sul santuario di Afrodite e sul Teatro.

Il Tempio di Afrodite è senz’altro il monumento principale della città. La pianta del santuario è formata da un peristilio di 8 x 13 colonne ioniche. Su alcuni fusti delle colonne sono ancora tutt’oggi visibili i nomi dei donatori dell’epoca che offrirono il denaro necessario per la loro erezione al momento della costruzione dell’edificio.

Come in precedenza anticipato, con la diffusione del cristianesimo il tempio venne modificato per trasformarsi in cattedrale. Furono quindi abbattuti i muri della cella e il colonnato che la circonda venne spostato affinché l’edificio potesse essere ingrandito. Vennero in seguito aggiunti nuovi muri sui lati corti, che costituiscono la facciata della cattedrale e l’abside. All’interno di quest’ultima sono conservati degli affreschi databili all’XI e XII secolo.

È stata inoltre rinvenuta la statua raffigurante la dea Afrodite (molto simile a quella di Artemide nel santuario di Efeso) ed è attualmente conservata nel museo archeologico della città.

A est del tempio si trova uno dei monumenti più originali di Afrodisia: il Tetrapylon. Formato da quattro gruppi di quattro colonne disposte in quadrato, venne costruito nel II secolo come passaggio monumentale su una delle vie cittadine più importanti. Il frontone del Tetrapylon è inoltre sontuosamente decorato di esuberanti rilievi rappresentanti Amore e le Vittorie. Il tetrapilo di Afrodisia è stato distrutto dai numerosi terremoti che interessarono la zona, ma venne ricostruito grazie ai frammenti trovati dagli archeologi nel 1990.

A sud del tempio, nel 1962, è stata ritrovata la cavea dell’Odeion, un piccolo teatro coperto. Edificato agli inizi del II sec. d. C., dopo il terremoto del IV secolo (che fece crollare parte del peristilio) non venne più utilizzato come luogo di rappresentazioni teatrali, ma esclusivamente per conferenze e riunioni cittadine. All’Odeion è collegato anche il palazzo del vescovo, un complesso residenziale costituito da un peristilio colonnato, utilizzato durante in epoca bizantina.

A nord vi è lo Stadio. Costruito tra il I e II sec. d. C., lo Stadio è la struttura del suo genere meglio conservata del Mediterraneo. L’edificio è lungo circa 262 e largo 59 metri e poteva ospitare ben 30.000 spettatori. I suoi lati lunghi sono leggermente incurvati, così da risultare di forma ellittica: grazie a questo espediente gli spettatori potevano vedere le due estremità dello stadio senza ostacolarsi la vista a vicenda.

Dopo l’invasione dei Goti nel 260 d. C., vennero erette delle mura lunghe circa 3,5 km. Dopo essere state danneggiate dalle scosse telluriche, nel IV sec. vennero ricostruite mediante i materiali reimpiegati degli altri edifici all’interno della città. Le mura di Afrodisia circondano quindi l’Agorà, il portico di Tiberio, il Teatro e le terme di Adriano.

Il portico di Tiberio è una piazza porticata che prende questo nome grazie al ritrovamento di un’iscrizione dedicata proprio all’imperatore romano. La piazza termina ad est con una porta monumentale eretta nel II secolo d. C.. Questa venne trasformata in un ninfeo a seguito dei terremoti susseguitisi nel corso del IV sec..

Ad ovest del portico di Tiberio sorgono le terme di Adriano. Eretto nel II sec. d. C., questo grande complesso termale venne rinvenuto nel 1904. Negli ambienti delle terme sono state recuperate molte sculture, tra le quali alcuni pezzi notevoli, come il gruppo di Achille e Pentesilea e Menelao che sorregge il corpo esanime di Patroclo.

Il Teatro venne edificato diversi anni prima rispetto alle precedenti strutture elencate poc’anzi. Inaugurato nel 27 a. C., venne modificato nel corso del II secolo per ospitarvi i giochi gladiatorii. In seguito al devastante terremoto del VII sec. (che mise in ginocchio la città), crollò la parte superiore della struttura, che venne quindi interrata. Sopra di essa nacquero nuove abitazioni. La capienza del Teatro era di 5.000 spettatori e alle sue spalle venne sistemata nel IV sec. una piazza quadrangolare in marmo.

Infine, citiamo uno dei monumenti più importanti di Afrodisia: il Sebasteion. Consacrato al culto dell’imperatore Augusto (Sebastos in greco) dai suoi successori della dinastia giulio-claudia, è costituito da due lunghi portici paralleli, separati da un viale processionale, terminanti con una porta monumentale. Il Sebasteion è stato scoperto duranti gli scavi del 1979 e i suoi portici si ergevano su ordini sovrapposti: al piano terra un portico con semi-colonne doriche con botteghe, al secondo livello edicole chiuse da semi-colonne ioniche e al terzo da semi-colonne corinzie. Inoltre, nelle edicole del secondo livello vi sono dei bassorilievi che raffigurano scene mitologiche ed eroi greci, mentre in quelle del terzo ci sono rilievi dedicati ad Augusto e ad altre figure illustri appartenenti alla dinastia giulio-claudia. Il 9 luglio 2017 il sito archeologico di Afrodisia è stato inserito nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

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