L’Impero di Augusto

Una delle priorità incontrate da Augusto fu l’attuazione di una riforma dell’amministrazione di Roma e del suo impero che furono varate in forma graduale senza cesure brusche con il sistema ereditato dal passato ma modificandolo in profondità con le istituzione di nuove cariche presero il nome di prefettura poste sotto la guida di magistrati denominati prefetti.

La Roma di Augusto era governata principalmente attraverso quattro prefetti: Il prefetto dell’Urbe, deputato alla amministrazione della città e ad assicurare l’ordine pubblico con l’aiuto del prefetto dei vigili, la seconda magistratura di rilievo. Quest’ultimo era a capo di un corpo speciale di intervento costituito inizialmente da 600 uomini poi aumentati a 4000 vigili arruolati sopra fra i liberti e gli schiavi. Diversamente dall’impiego odierno, svolgevano funzioni di polizia oltra al servizio antincendi, indispensabile in una città enorme e densamente popolata.

L'Impero di Augusto
Denario di Augusto con Agrippa. Di Classical Numismatic Group, Inc. http://www.cngcoins.com, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3168566

Ben più importanti dei vigili, erano i pretoriani, posti sotto il controllo del prefetto del pretorio. I pretoriani erano stati in precedenza le guardie del corpo dei generali (prendono il nome dal pretorio, in origine usato per indicare la tenda del comandante dell’accampamento); Augusto li trasformò in un esercito, articolato in nove coorti, tre delle quali erano di stanza a Roma mentre le restanti sei nei suoi dintorni. Ciascuna coorte era formata da uomini scelti e fidatissimi e aveva il delicato compito di impedire qualsiasi rivolta ma soprattutto erano i custodi dell’incolumità dell’imperatore. Il benessere dei cittadini  era tuttavia una delle priorità per un sovrano nel contesto di una città popolosa come Roma e in particolare per la visione politica di Augusto. L’imperatore dedicò molta attenzione ai bisogni della popolazione, giungendo anche ad acquistare e trasportare a proprie spese del grano nella Capitale dell’Impero e, per potenziare l’approvvigionamento di questo bene di prima necessità, istituì alla fine del suo regno il prefetto dell’annona, allo scopo di provvedere al suo approvvigionamento e alle distribuzioni gratuite di grano al popolo.

L'Impero di Augusto
Mappa della città di Roma, divisa da Augusto in 14 regiones, affidate a sette coorti di vigili, ciascuna posta in una caserma (pallini rossi). Coldeel Presunta opera propria CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1480926

La provincia della Gallia Cisalpina fu inglobata all’Italia e il territorio fu diviso in dodici distretti per risolvere con maggiore rapidità tutti i problemi locali. Il sovrano attuò quindi una politica differente nei domìni fuori d’Italia per accentrare il suo potere attuata tramite la costituzione di province del popolo, amministrate come in passato da governatori designati dal senato,   e di province imperiali, poste sotto il suo diretto controllo che esercitava mediante un legato. Per ragioni pratiche questa struttura subì nel tempo delle modifiche in quanto, mentre province del popolo erano lontane dai confini dell’impero e abitate da popolazioni stabilmente sottomesse, le province imperiali necessitavano di un governo diretto e della presenza di forti eserciti, sebbene il principe si intrometteva nell’amministrazione delle province fuori della sua diretta giurisdizione. L’Egitto, in virtù della sua funzione strategica all’interno dell’Impero, godeva di uno statuto speciale. Sin dai tempi di Cleopatra questo territorio aveva costituito un pericolo per la saldezza dei domìni orientali e allo stesso tempo una fonte importantissima di grano e di tasse: in quanto provincia più ricca e popolosa dell’impero, Augusto la considerava un possedimento personale, sorvegliandola gelosamente, al punto che senatori e cavalieri più di spicco dovevano fare richiesta ufficiale per visitarla. Senatori e cavalieri, le due più importanti classi dello Stato, si spartivano le cariche più importanti dello Stato secondo il seguente criterio: Ai senatori spettavano la prefettura dell’Urbe, la guida dei dodici distretti italici e il governo delle province mentre i cavalieri ricoprivano le altre magistrature e il governo dell’Egitto. Augusto, come si evince in questo sistema di assegnazione, prediligeva i cavalieri, perchè la sua famiglia di origine proveniva da questa classe. Tuttavia, per ragione di opportunismo e tradizione, il principe accordò nel suo governo un grande rilievo al senato. Da un lato era necessario rispettare i principi della prima Repubblica ma l’Imperatore era anche consapevole che fosse fondamentale il supporto dell’élite più potente, e dotata di relazioni in ogni angolo del territorio romano, per ridurre i conflitti interni e per garantire i rapporti fra la capitale e le province.

L'Impero di Augusto
Le conquiste di Augusto fino al 6, prima della disfatta di Varo nella selva di Teutoburgo. Di Cristiano64 – Lavoro proprio, self-made, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2452303

La politica estera di Augusto

Augusto accentrò su di sé la politica estera romana che indirizzò sostanzialmente in due direzioni:  sancire la  grandezza dell’impero e il raggiungimento del suo personale concetto di pace ovvero Pax Augusta, presentato dalla propaganda imperiale come ‘governo della pace’. Intesa come cessazione delle sole guerre  civili, la visione pacificata della società romana era per Ottaviano un’ideale che, quasi paradossalmente, andava difeso con le armi duramente dentro e fuori i confini dell’impero, punendo chi turbava l’ordine e chi impediva il controllo dei domìni romani. Nel testamento politico di Augusto si legge – tra l’altro – una frase indicativa di come il sovrano sentisse suo il diritto di vita e di morte collettiva su qualsiasi popolo al di fuori di quello romano. «Ho preferito lasciar vivere le genti straniere alle quali si poteva perdonare in tutta sicurezza, piuttosto che annientarle».

Le guerre di Augusto

Il regno di Augusto fu segnato da numerosi conflitti, inaugurati da una campagna per sottomettere alcune popolazioni che nell’area settentrionale della penisola iberica si opponevano da oltre un secolo alla dominazione romana. Una successiva impresa fu condotta verso i Salassi della Val d’Aosta che, pur trovandosi al confine dell’Italia, fino a quel momento avevano beneficiato della protezione naturale delle Alpi. La spedizione si concluse nel  25 a.C. , permettendo di ottenere il controllo del valico del piccolo San Bernardo, di fondare la colonia di Aosta (Augusta Praetoria) e di dare inizio alla conquista dei territori limitrofi fino alle attuali Svizzera e Austria.

Dal 16 a.C. le mire di Roma furono indirizzate all’Europa centrale e al comando delle truppe l’imperatore aveva posto i due figli che la moglie Livia aveva avuto dal suo primo marito: Druso, il maggiore, che morì per una caduta da cavallo il 9 a.C., e Tiberio, futuro successore che si assicurò ottimi risultati militari assoggettando i Pannoni, i Dalmati e i Norici che vivevano nei Balcani e nel medio bacino del Danubio.  Dopo queste vittorie, l’offensiva fu spostata in Germania.

Nel 5 d. C. Roma riuscì ad estendere il suo dominio nei territori  compresi tra i fiumi Reno e Elba, dove fu istituita la provincia della Germania, ma la popolazioni locali stabilirono un’alleanza antiromana sotto la guida di Arminio, un barbaro che aveva ottenuto la cittadinanza in seguito alla militanza nell’esercito imperiale che, nel 9 d. C., massacrò tre legioni al comando di Quintilio Varo nella foresta di Teutoburgo,  riuscendo a liberare le terre assoggettate fino al Reno.

Roma rinunciò così per sempre ad estendere i suoi confini ad est del fiume, malgrado le ambizioni di Augusto di spingere i domìni imperiali addirittura oltre l’Elba (ovvero l’attuale Polonia), imponendo una linea territoriale sul Reno e sul Danubio che sarebbe rimasta immutata nei secoli a venire. Il sovrano aveva tentato di portare a compimento il progetto inaugurato da Cesare con la conquista della Gallia di porre sotto l’autorità di Roma, oltre al Mediterraneo, anche l’Europa. Avere un’ampia parte non romanizzata di continente, costituì nel lungo termine il punto debole dell’Impero perché da questi territori sarebbero partiti gli attacchi dei barbari che quattro-cinque secoli dopo ne avrebbero determinato la fine in Occidente. Questa giustapposizione tra cultura romana e persistenza di culture locali ha permesso la diversificazione e la complessità della cultura europea caratterizzata da una varietà di società, di sistemi politici e di civiltà.

Augusto risolse invece per via diplomatica l’annosa questione dei Parti che contendevano a Roma il controllo dell’Armenia e della Siria, vincitori su Crasso nel 53 a. C. a Carre, riuscendo persino a recuperare le insegne romani al tempo sottratte.

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