Il simbolo della civiltà ellenica: il Partenone

Da sempre, nell’immaginario collettivo, il simbolo di Atene e di tutta la Grecia è il Partenone. Il tempio aveva la funzione di ospitare la statua colossale crisoelefantina (costituita da avorio e oro) della dea che fu creata da Fidia, επισκοπος των εργων (supervisore dei lavori), grazie al controllo che Atene aveva sulla cassa della Lega Delio-Attica a partire dal 454 a. C. Il Partenone, chiamato così in onore di Athena Parthenos (“vergine”), aveva la pianta rettangolare, era periptero (cioè dotato di una fila di colonne attorno alla cella) e di ordine dorico (ordine architettonico tipico dei templi della Grecia continentale).

La struttura faceva parte del complesso dell’Acropoli di Atene insieme al santuario di Athena Nike (“vittoria”) e all’ Eretteo i cui resti si possono ammirare ancora oggi. L’Acropoli sorgeva su una collina, aveva un accesso monumentale, i Propilei (rimasti incompiuti a causa dell’inizio della guerra del Peloponneso), e si sviluppava su un percorso che andava in direzione ovest – est. Era anche il luogo di arrivo presso il quale terminava la processione delle Panatenee, una festa in onore di Athena, che possiamo vedere raffigurata nel fregio continuo della cella del Partenone.

Importante è anche l’apparato decorativo – sia dei frontoni sia del fregio dorico – che aveva l’obiettivo di esaltare la città, di creare un luogo in cui tutti riconoscano la propria identità civile e che rappresenti il potere della polis guidata da Pericle.

Le sculture del frontone est raffigurano la nascita di Athena che, secondo la mitologia, fu partorita direttamente dalla mente di Zeus; nel frontone ovest, invece, è rappresentato il mito secondo il quale ogni divinità si insediava in una polis e ne avrebbe ottenuto il culto principale: Poseidone aveva lanciato il tridente facendo fuoriuscire il mare mentre Athena, arrivata prima di lui, aveva piantato l’ulivo. Nell’Eretteo, infatti, si dice che fossero custoditi una pianta di ulivo e una fonte di acqua salata come simbolo dell’influenza che avevano queste due divinità sulla polis.

Per quanto riguarda i fregi dorici, invece, rappresentavano la guerra fra Greci e Troiani nel fregio nord, la Gigantomachia (lotta dei giganti) in quello a est, la Amazzonomachia (lotta delle amazzoni), in quello a ovest e la Centauromachia (lotta dei centauri) in quello a sud.

Il Partenone fu costruito sotto la supervisione generale dell’artista Fidia, incaricato principalmente della decorazione scultorea. Ictino, uno dei più importanti architetti nell’Atene di allora, venne incaricato della progettazione in collaborazione con Callicrate (il direttore del cantiere), che lavorò dal 447 al 438 a.C. Secondo i registri dei lavori, la decorazione scultorea delle metope doriche sul fregio sopra il colonnato esterno fu realizzata tra il 446 e il 440 a.C. dalla bottega di Fidia. Le decorazioni delle metope e del fregio ionico intorno alla parte superiore delle pareti della cella, caratterizzate da colorazioni vivaci, furono completate entro il 438 a.C.

L’edificio venne sostanzialmente completato nel 432 a.C., agli inizi della guerra peloponnesica, mentre il lavoro sulle decorazioni proseguì almeno fino all’anno dopo. Sono stati rinvenuti alcuni dei rendiconti finanziari che ci mostrano la voce di spesa più ingente: il trasporto della pietra dal monte Pentelico, circa 16 km da Atene, sull’acropoli. I fondi furono in parte tratti dal tesoro della lega di Delo che era stato spostato dal santuario panellenico di Delo all’acropoli nel 454 a.C.

Partenone

Nella tarda antichità andarono distrutti il colonnato interno e il tetto del Partenone, probabilmente in un incendio nella seconda metà del III secolo. L’edificio sopravvisse come luogo di culto dedicato ad Atena per nove secoli fino a quando nel 435 Teodosio II decretò la distruzione di tutti i templi pagani dell’impero bizantino e la purificazione delle aree sulle quali sorgevano.

Maria Stupia

Il Partenone di Atene

Bellissima ricostruzione virtuale del Partenone sull'Acropoli di Atene. http://www.capitolivm.it/

Pubblicato da Capitolium su Sabato 14 luglio 2018

Share